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Pratiche per l'equità nella scuola dell'autonomia: due casi di studio.

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Nausica Iencenelli - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 188 pagine
  • Abstract
    L’interesse per il lavoro proposto nasce in relazione alle recenti trasformazioni in senso autonomistico delle istituzioni scolastiche.
    L’autonomia è sicuramente una delle migliori risposte ai problemi della scuola, soprattutto in una società sempre più differenziata e complessa, che offre ai singoli molteplici opportunità e prospettive, ma presenta anche maggiori rischi e incertezze.
    Recentemente alcuni studiosi (Bottani, 2002; Bottani, Cenerini 2004; Meuret, 2000a; Delvaux, 2000) hanno messo in luce, accanto alle opportunità, i possibili rischi che l’autonomia potrebbe comportare. Una scuola che si differenzia in base alle esigenze degli studenti e del territorio potrebbe, infatti, creare nuove ingiustizie.
    L’obiettivo della ricerca è stato quello di studiare in una logica bottom-up quali processi sono attuati all’interno delle scuole per comprendere se l’autonomia generi risultati dal punto di vista dell’equità.
    L’oggetto prevalente dell’indagine è l’equità, ma nel corso della ricerca sono emersi dal campo nuovi elementi, che hanno spostato la riflessione verso un rafforzamento delle relazioni tra la dimensione dell’equità e la dimensione del contesto culturale della scuola.
    Ogni istituzione scolastica, infatti, traduce il concetto di autonomia in base al proprio contesto ed è in questo che emerge una definizione e una pratica dell’equità che non può essere disgiunta dalle dimensioni del clima scolastico, della leadership, dell’organizzazione, del supporto all’apprendimento, dei rapporti all’interno della scuola e con l’esterno.
    Il modello preso come riferimento per la ricerca è quello elaborato da MacBeath (1999) che cerca di evidenziare “che cosa è una buona scuola”. Esso si compone di una serie di dimensioni interconnesse, che esprimono le potenzialità di ogni scuola di creare “valore aggiunto”. La scelta del modello è dovuta sia alla completezza ed alla sistematicità della raccolta informativa (per ogni dimensione sono indicati cinque indicatori e le rispettive evidenze qualitative e quantitative), sia per l’approccio bottom – up che permette di indagare i due licei scelti come campo d’indagine a partire dalle pratiche di chi vive il quotidiano scolastico ed educativo. Il modello di MacBeath ha rappresentato lo spunto per elaborare una traccia di ricerca che facesse comunicare la matrice anglosassone del modello dello studioso con le specificità dell’autonomia italiana e con le riflessioni teoriche sull’equità.
    Il metodo d’indagine utilizzato per la ricerca è quello dello studio di caso, necessario per entrare nel mondo della scuola. Nello specifico, per indagare circa gli interrogativi posti, si è scelto di effettuare un’analisi comparativa tra due licei di Roma.
    Le tecniche utilizzate per la rilevazione dei dati sono state: la raccolta e l’analisi dei documenti prodotti dalla scuola, in particolare i POF e le statistiche che ogni anno le scuole sono tenute compilare e ad inviare al MIUR; l’osservazione naturale e l’osservazione partecipante; le interviste semi – strutturate somministrate ai docenti che nelle due scuole si occupano delle funzioni obiettivo e a venti studenti delle terze classi, per un totale di trenta interviste.
    Se viste dall’esterno le due scuole sembrano equivalersi sul piano degli output, dal punto di vista delle traduzioni dell’equità all’interno dei due istituti emerge una specificità che li differenzia. Una riflessione di tipo bottom – up attuata dalle istituzioni scolastiche avrebbe il pregio di rendere visibili i punti deboli e i punti di forza di ciascuna di esse e di ricercare, con la partecipazione di chi quotidianamente lavora nelle scuole, le soluzioni preferibili. Questo processo, che prevede il coinvolgimento di tutti gli attori scolastici, produrrebbe nuovi apprendimenti a vantaggio della qualità dei servizi offerti dalle scuole e metterebbe in relazione l’approccio bottom – up con quello top – down.
    Un cambiamento come quello dell’autonomia che incide sui valori, sulle norme, sulle credenze e sulle pratiche degli istituti scolastici, ma è allo stesso tempo trasformato dal contesto istituzionale specifico di ogni scuola, potrebbe essere favorito dall’interazione fra i due approcci.
    In sostanza la ricerca evidenzia che i modelli top-down sull’efficacia delle scuole e gli indicatori sull’equità andrebbero arricchiti da elementi emergenti dal contesto culturale specifico di ogni istituto, in cui avviene la produzione e l’attribuzione di significati a relazioni quale quella tra equità-autonomia. E’ fondamentale che le agenzie costituite ad hoc a livello nazionale e transnazionale producano standard, pratiche comuni, comparazioni che creano apprendimento e sono necessari per il raggiungimento degli obiettivi di policy, ma accanto a questo si fa strada la necessità di una pratica della ricerca sociologica che partendo dal basso vada a leggere i significati attribuiti dagli attori alle direttive che vengono dall’alto.
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