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Problemi di valutazione della formazione professionale: indagine sui corsi Fse della provincia di Livorno 1997-1998

Autore
Gaia Disegni - Università degli Studi di Pisa - [1998-99]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 267 pagine
  • Abstract
    L’idea che ha portato alla realizzazione di un progetto di ricerca diretto allo studio della qualità dei corsi di formazione professionale è nata dal desiderio contestuale di presentare una tesi d’impostazione sperimentale, al fine di dare un valore al mio iter formativo universitario, ma anche di offrire una nuova chiave di lettura della formazione professionale.
    La quasi totalità dei numerosi testi che affronta le tematiche inerenti la formazione professionale, insistono sulle problematiche di una sua corretta attuazione, sulla ricerca di un’esatta metodologia di raccolta dei fabbisogni, fornendo così una grossa quantità di numeri, formule, a scapito talvolta di un’analisi sociologica degli effetti indiretti della formazione professionale.
    Per questo motivo, ho voluto concentrare la mia tesi su una parte dei beneficiari della formazione professionale: “L’area vera e propria del non lavoro o dei senza lavoro cioè della marginalità ed esclusione sociale” dei disoccupati, dei giovani in cerca di prima occupazione, delle donne.
    D’accordo con l’affermazione di Berger, secondo la quale "le cose non sono ciò che appaiono" si è introdotti a pensare che compito della sociologia è il superamento del ”senso comune” nell’indagine conoscitiva della realtà.
    A tal proposito che rivolto la mia attenzione verso la città di Livorno, che rappresenta per molti aspetti un caso unico nel panorama regionale: per la diversa tradizione della struttura produttiva, per l’intensità dei cambiamenti maturati nell’ultimo decennio, per la rottura che ciò ha provocato nella società locale e nella cultura del lavoro.
    In tale contesto socio- economico, si è trattato di valutare come la formazione professionale ha qualificato i soggetti del tessuto sociale della città di Livorno, più in particolare mi sono domandata se l’attività formativa è stata capace di soddisfare i fabbisogni formativi espressi dalle istituzioni socio - economiche, e di aiutare i soggetti formati dai corsi, a far fronte con tutti i mezzi possibili alle offerte del mercato del lavoro per trovare nuove soluzioni d’impiego.
    La struttura portante di questa tesi, la parte empirica, si prefigge di valutare la qualità dei corsi di formazione professionale dell’anno scolastico 1997-1998 della durata maggiore di 100 ore, finanziati dal Fondo Sociale Europeo.
    A tale proposito ho elaborato un progetto di ricerca che ha come premessa e verifica gli elementi strutturali e sociali della città di Livorno.
    Con l’analisi degli” elementi strutturali” ho analizzato l’evoluzione della struttura produttiva e tecnologica dei settori” tipici”, nonché le ricerche svolte per cogliere la domanda formativa (vedi il progetto Excelsior). Con gli elementi sociali, invece, ho ricostruito la successione dei valori che si esprimono nella mutevole struttura delle motivazioni, dei bisogni e delle aspirazioni che formano il “substrato culturale.
    Con l’analisi qualitativa sono stati valutati gli effetti diretti o di impatto della formazione professionale, e gli effetti indiretti.
    Con l’analisi del tipo qualitativa sono stati valutati gli effetti indiretti e diretti o di impatto formazione professionale. Per questo tipo di analisi è stata condotta un’indagine telefonica, mediante questionario, che si articola in moduli e sottomoduli.
    Questo studio dimostra come la metodologia e le scienze sociali possono contribuire all’individuazione dei problemi reali e alla ricerca di una nuova possibile risoluzione e per una progettazione d’interventi futuri
    Il ruolo del sociologo va quindi inteso in tal senso: in questa progettazione che comprende le popolazioni interessate, egli interviene curando relazioni tra soggetti del processo collettivo, costituendo da tramite fra questa ultimi, al fine di costituire un costante rapporto di comunicazione tra gli attori del processo.
    L’intervento del sociologo è la definizione del metodo, che consiste prima di tutto nell’interrogare una condotta collettiva dal punto di vista del comportamento di cui è portatrice, senza mai perdere di vista l’assunto "le cose non sono ciò che appaiono".
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