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Intervista a Marc Augé: il bello della bicicletta
In occasione dell'uscita del suo ultimo libro ''Il bello della bicicletta'', pubblichiamo un'intervista del noto antropologo francese Marc Augé nella quale l'originale studioso a partire dalla bicicletta analizza le relazioni sociali delle città

[13/07/2009]

Marc Augé, sociologo antropologo e filosofo, conosciuto a livello internazionale per la teoria dei non luoghi. Il suo ultimo libro tratta di un tema diverso ma collegato a questo, il titolo del libro è "Il bello della bicicletta", edito da Castoldi Boringhieri. Un inno all'uso della bicicletta in cui parla di una dimensione mitica, epica e utopica della bicicletta, ci vuole spiegare brevemente cosa intende?

Credo che la bicicletta è mitica per diversi aspetti. Rinvia al nostro passato mitico perché siamo tutti andati in bicicletta da adolescenti; è mitica perché è associata a grandi eventi sportivi avvenuti nel tempo e che hanno mosso l'attenzione di popoli interi; è epica perché ha visto affrontarsi campioni in duelli che erano appassionanti almeno quanto le storie dell'Iliade.
La bicicletta è un mito radicato, come tutti i miti nella esperienza quotidiana di ciascuno, perché permette di riallacciare con il passato e l'ideale.

Poi c'è un'aspetto più concreto che è quello di riscoprire le dimensioni di spazio e tempo. Non è la stessa cosa attraversare la città con un mezzo pubblico, in macchina o in bicicletta: in tutti i casi si va più veloci che a piedi ma con la bicicletta si ricreano degli itinerari diversi, ovvero si reinventano i propri percorsi... su questo piano c'è un parallelismo possibile tra il ciclismo e la scrittura ed è molto importante di questi tempi di riscoperta delle grandi dimensioni simboliche di spazio e tempo che cambia.
Viviamo, infatti, in un momento storico in cui pensiamo che lo spazio è accorciato e possiamo spostarci quasi istantaneamente e abbiamo l'impressione che tutto va così veloce che non c'è più tempo...come se tutto avvenisse nel presente delle immagini, della comunicazioni e non abbiamo più lezioni dal passato o prospettive verso l'avvenire.

Allora, senza dire che la bicicletta potrebbe risolvere tutto questo, si può però affermare che al suo livello permette di riscoprire la complessità dello spazio e il limite della propria durata: non si va in bicicletta nello stesso modo a 15 e a 60 anni. E' una prova concreta della libertà sottoposta al tempo e spazio e penso che sia una formazione quasi umanista in un mondo in cui tutto questo è dimenticato.

Secondo lei, oltre a queste dimensioni ce n'è anche una legata prettamente alle relazioni sociali in cui la bicicletta potrebbe essere un mezzo per rinnovare i rapporti umani tra le persone soprattutto nelle grandi metropoli, oramai sclerotizzate dallo stress cittadino...

Sì lo credo, sono stato molto colpito nelle cittadine italiane di media dimensione come Bologna o Parma, dove c'è una certa "felicità urbana" che certamente deve qualcosa all'uso quotidiano della bicicletta nel centro città.
E' evidente che facilita le relazioni, ci sono i ciclisti che parlano tra loro: è raro vederne uno che parla al telefono mentre pedala. La bicicletta è un'occasione di contatti umani rinnovati e in questo senso c'è una forte dimensione sociale.

Conosce il movimento delle Critical mass, cosa ne pensa? Crede possa essere un modo per rinnovare le relazioni sociali all'interno della città?

E' sempre molto interessante seguire questi movimenti. C'è bisogno infatti di movimenti come questi che mobilitino l'attenzione e siano esemplari, ma soprattutto contribuiscano a mobilitare l'interesse delle persone e le politiche urbane perché la città è una questione di misura.

E' evidente che il problema è complesso: il mondo è diventato una grande città, il problema allora è evidentemente quello di gestire la vita in città. Allo stesso tempo ci sono delle tendenze pesanti come l'urbanizzazione del mondo e la demografia galoppante: è necessario quindi giocare sui due fronti. Le città sono spesso inquinate e da parte nostra non possiamo non avere coscienza del fatto sia necessario sia gestire tutto questo sia non distruggere troppo il piccolo pianeta su cui viviamo.
Per questo un'ideale ecologico può cercare di diffondersi sulla terra, seppure l'ecologia è ancora uno degli ideali difficili a realizzarsi: ad esempio, non tutte le città sono pensate per la bicicletta e non è sempre facile realizzare le strutture adeguate. Io ho una idea abbastanza modesta dell'utilizzazione della bici, ma esemplare.


L'intervista è presa in licenza Copyleft dal sito dell'AMI (Agenzia Multimediale Italiana) e tradotta da Sara Sartori. Per ascoltare un brano dell'originale in francese clicca qui
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