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Intervista a Zygmunt Bauman: la globalizzazione e i suoi effetti - Seconda parte
Di seguito proponiamo in lingua italiana la seconda parte dell'intervista rilasciata da uno dei più noti sociologi del nostro tempo, Zygmunt Bauman, a Lukasz Galeck e pubblicata sulla rivista polacca Rzeczpospolita

[12/11/2007]

Traduzione di Manuel Antonini. Clicca qui per leggere l'intervista in lingua originale.

Sicurezza e libertà

Lukasz Galecki: Al di là della prospettiva globale e della prospettiva dello stato-nazione, c’è ancora una prospettiva individuale della psiche umana. Come può manifestarsi il sé all’interno di questo contesto, tra le tensioni verso la libertà e la sicurezza?

Zygmunt Bauman: Nel mondo di oggi le persone hanno molti motivi per avere paura. Facilmente possiamo creare un catalogo dei rischi che un giovane di oggi affronta, eppure è impossibile completare questo catalogo perché le vere cause delle paure sono disperse, non chiare e molto difficili da definire, cosa che le rende ancora più minacciose. Un giovane che ha speso molti anni per avere un’istruzione e per costruire le proprie capacità professionali potrebbe perdere il proprio valore sul mercato perché il lavoro che sperava di fare al momento di cominciare gli studi è stato trasferito in Cambogia. Anche la sua vita privata può andare in frantumi perché la sua dolce metà ha trovato pascoli più verdi.
Possiamo elencare centinaia e centinaia di questi “elementi liquidi” nella realtà di oggi che minacciano di affondarti. Tutti quanti generano una sorta di angoscia, a maggior ragione poi perché la mappa di queste paure è oscura e poco chiara.

Più dispersa e indefinita è questa paura, più disperata è la ricerca di oggetti concreti o persone che possono essere indicate come colpevoli per questo.

Il grosso vantaggio di trasferire questo livello generale di incertezza esistenziale ad un livello più concreto di sicurezza personale è ciò che uno alla fine riconosce come cosa da farsi. Posso mettere migliori serrature alla mia porta o un sistema di allarme attorno alla mia casa, sensori che riconoscano ogni strano tipo che si avvicini. Dopo ogni assassinio, ogni bomba o ogni atto di terrorismo, nuovi obiettivi emergono. Le persone trovano scopi e occupazioni concrete sulle quali possono concentrarsi. Dà a loro un senso di partecipazione in una importante ed utile impresa.

Non posso impedire alla mia compagnia, che mi dà il lavoro e alla mia famiglia i mezzi per vivere, dallo spostarsi a Bangalore, ma quando vedo una persona sospetta vestita con un grosso cappotto o che porta con sé un bagaglio sospetto, posso andare da un poliziotto o almeno richiamare l’attenzione su di lui. Quando prendo un autobus e vedo qualcuno con una carnagione olivastra rovistare nella sua borsa, possa andare e allertare l’autista del bus. Non sono più vulnerabile. Il prezzo di questo è abbastanza alto, perché le libertà civili, che le persone in Inghilterra avevano conquistato già con la Magna Charta, sono state sospese. Passo dopo passo, il paesaggio delle libertà, che è stata la ragione di così tanto orgoglio per il popolo britannico, è stato smantellato. Una recente ricerca mostra che il 73% degli inglesi che hanno risposto crede sia un prezzo che vale la pena pagare in questo oscuro gioco..

Lukasz Galecki: Insomma, limitare le libertà civili non è così impopolare. Forse i sudditi della regina non stanno cercando protezione contro i poteri dello stato, piuttosto si aspettano di essere protetti dallo stato?

Zygmunt Bauman: Ogni moneta ha due facce. Il fatto che tu puoi comunicare via internet con qualcuno in Nuova Zelanda e discutere i dettagli di una qualche sorta di progetto ha anche un suo lato oscuro. Non solo le attività terroristiche, ma virtualmente ogni attività criminale può essere fondata su questa rete globale. In questo contesto, il monopolio dell’uso della forza, che come diceva Max Weber formava le basi dello stato moderno, cessa di esistere.

E’ diventato molto chiaro che questo monopolio, che a lungo lo stato ha rivendicato per sé, era disegnato per essere adatto al contesto di guerre e battaglie territoriali. Riguardava la conquista di un certo territorio e l’insediamento di una tua forza militare, sottomettendo questo territorio conquistato alla tua propria amministrazione ed evitando che altri lo conquistassero.

Nel passato, la sovranità e l’autorità era definita territorialmente e il ricorso dello stato alla forza militare era una sorta di garanzia per questo ordine. Il terrorismo di oggi, essendo un fenomeno dell’era della globalizzazione, è per definizione extra-territoriale e perciò elude tale definizione. Il più potente esercito militare di tutti i tempi, che utilizza gli equipaggiamenti più sofisticati e ha a sua disposizione il più grande budget della storia, è vulnerabile contro individui che usano armi da tasca pesanti poco più di una moneta.

Questo è un avversario militare davvero peculiare; non ha quartieri generali, nessuna base militare, né caserma che può essere bombardata. Questa forza militare appare dal nulla e poi scompare nell’aria. Le sue strutture organizzative sono solo di importanza teorica. Non c’è comandante, non ci sono ordini o gerarchie, eppure per qualche ragione così tanti e separati individui seguono lo stesso percorso, si muovono addirittura nello stesso modo.

Se al-Qaida davvero esiste, lo è come una concezione globale ed estremamente manichea del mondo con un’ampia schiera di potenziali discepoli. La visione manichea di due mondi separati, dove “l’altra” metà è governata da Satana e “la nostra” metà è la sola dove il bene e la verità regnano, non è affatto un’invenzione del fondamentalismo islamico.

Religione e geopolitica

Lukasz Galecki: La guerra contro l’occidente è stata fatta in nome dell’anima russa, della razza ariana, del comunismo ed ora dell’Islam. Ma l’occidentalismo, come ideologia di odio contro l’occidente e quando basato su una dimensione religiosa, si trasforma in una guerra santa contro il male assoluto. In questa guerra santa, i veri credenti devono distruggere la falsa divinità del materialismo occidentale con tutti i poteri e i mezzi a disposizione. Questa guerra può essere vinta?

Zygmunt Bauman: E’ venuto prima l’uovo o la gallina? Stiamo affrontando molto più che una politicizzazione della religione, siano essi musulmani o qualsiasi altri. La questione è la “religionizzazione” della politica dove il conflitto normale fra gruppi di interesse è considerato come un problema escatologico e il confronto di questi interessi come se avesse un carattere apocalittico.

Questa è voglia di certezza in un mondo instabile. E’ una fuga da problemi estremamente complicati che non possiamo nemmeno nominare. E’ una voglia di grande semplificazione. Nostalgia per una perdita, un mondo semplice e una serie di compiti al suo interno.

In questa cacofonia generale, dove i dibattiti seri attorno lo stato dei fatti quasi mai ha luogo e nella quale gli spettacoli della televisione mostrano attori sotto le luci della ribalta che si gridano slogan fra loro e usano bit di parole come armi, ognuno ha bisogno di una qualche tipo di certezza. Può assumere la forma di una semplice divisione tra bene e male, nella quale i nostri cuori sono immacolati e i cattivi sono condannati perché non hanno nessuna speranza di redenzione.

L’Islam non ha il monopolio su questa visione. Sia i palestinesi sia gli israeliani radicali, sorprendentemente, usano lo stesso tipo di vocabolario. Ogni parte presenta il proprio conflitto come lo scontro finale, non tra palestinesi e coloni israeliani, ma tra Jehovah e Maometto. Uno stesso tipo di vocabolario è presente nella copertura mediatica delle elezioni americane del 2004, sebbene le divinità venerate hanno nomi differenti. Ma si deve ammettere che in questa vasta corrente manichea di oggi, l’Islam, per motivi geopolitici, ha occupato una posizione davvero importante.

Lukasz Galecki : La geopolitica è schiava della religione oppure è un’alternativa?

Zygmunt Bauman: Il mondo islamico è seduto sul petrolio. E’ abbastanza ovvio che le risorse energetiche giocheranno un ruolo chiave nel formare il nuovo ordine geopolitico del XXI secolo e le risorse disponibili in Medio Oriente sono le sole che potrebbero essere operative a metà di questo secolo. Le economie delle grandi potenze mondiali, e in particolare la più grande economia, sono fondate sulla benzina a basso prezzo. La situazione diventa più complicata quando consideriamo che la Cina come l’India sono entrambe in piena fase di motorizzazione delle loro centinaia di milioni di abitanti. Immagina un mondo nel quale ogni famiglia cinese e indiana decide di comprare una macchina e farci il pieno.

Chiunque avrà il controllo delle risorse mondiali di petrolio sarà capace di dettare condizioni a livello globale. Il mondo delle grande multinazionali è perfettamente consapevole di questo fatto, così anche le persone che vivono nelle regioni produttrici di petrolio. Perciò, non c’è nulla si sorprendente nel fatto che l’America sta cercando di avere una maggiore influenza sul Medio Oriente.

La storia comincia proprio dopo la seconda guerra mondiale, dal colpo di stato della CIA contro Mossadegh in Iran (1952), il leader che fu coraggioso abbastanza da nazionalizzare le risorse petrolifere iraniane. Dopo questo, regimi autoritari piuttosto orribili obbedienti agli americani si insediarono nella regione e, spesso, usarono il fondamentalismo religioso come risorsa di legittimità per l’autorità, l’esempio più evidente sono l’Arabia Saudita e il Kuwait.

Le elite arabe sono perfettamente consapevoli del fatto che le risorse petrolifere permettono a loro di controllare l’occidente e, nonostante questo abbia un enorme vantaggio economico e militare, loro possono sempre pensare nuovi mezzi per aumentare gli interessi. Le loro società sono divise tra queste elite, gradualmente capaci di guadagnare fiducia in sé, e la massa impoverita della popolazione, che vive in condizioni di insicurezza e non ha beneficiato dal distorto processo di occidentalizzazione. Tutti questi fattori sono davvero una miscela esplosiva.

L’occidente dovrebbe ricordarsi i suoi propri profeti del terrore: Mikhail Bakunin, Sergei Nechaev e i diavoli inventati da Fyodor Dostoevsky. Loro condividono lo stesso terreno fertile, dove l’intellighenzia frustrata e disillusa incontra le masse impoverite e umiliate. E’ facile far credere a queste persone, che infatti non hanno nessuna possibilità di una vita dignitosa, che anche loro hanno una chance di lasciare un segno in questo mondo. Il Satana israelo-americano, la storia racconta, non ti permetterà di avere questa vita di dignità, ma puoi lasciare il tuo segno ferendo questo orco. E’ un concetto davvero cinico abusare di una religione per la realizzazione di obiettivi che non hanno niente in comune con la religione.

Violenza e politica

Lukasz Galecki: Questa retorica è solo un altro esempio di propaganda religiosa o è un’idea per l’azione politica?

Zygmunt Bauman: E’ solo un’ideologia. Ma la differenza cruciale con le ideologie politiche create nei salotti intellettuali è che il suo intento non è ispirare le masse a pensare, ma ad agire: l’assassinio di un infedele attraverso il suicidio di un fedele. Come in ogni ideologia, veicola le emozioni. Semplifica anche la visione del mondo, restringe le scelte e, in tutti i casi, i destinatari di questa ideologia sono candidati ad una morte suicida.

Non sono abbastanza sicuro se Osama Bin Laden usi esattamente le stesse frasi con i suoi più stretti collaboratori o applichi lo stessa rozzo schema di conflitto, ma il mondo è pieno di queste cose. Gli istruttori dei futuri suicidi sono intellettuali: gente che, secondo i nostri criteri, è ben istruita e ha conseguito una laurea, molto spesso presso istituzioni occidentali prestigiose.
Nel nostro mondo disorganizzato, la sfida del secolo che sta avendo luogo non riguarda la forma del futuro ordine mondiale, ma piuttosto chi deciderà questa forma. Ogni parte di questa disputa sta usando tutti le risorse a propria disposizione. L’America sta usando tutti i suoi poteri militari e la sua forza economica. Ma l’Islam ha la sua propria carta da giocare, che sarà decisiva in questa disputa: il fatto che tra circa trenta anni, o forse anche prima, diventerà evidente che non c’è nulla di più prezioso o essenziale per il mantenimento della civilizzazione che il petrolio.

Lukasz Galecki: Non pensa che il terrorismo dipenda da una debolezza dell’occidente?

Zygmunt Bauman: Se lo scopo dei terroristi è gettare i semi del dubbio nelle società occidentali riguardo i loro propri poteri, diffondere il panico, o paralizzare queste società, i terroristi possono contare sull’aiuto dei grandi network televisivi, che senza sosta mostrano immagini di orrore. I terroristi sanno anche che le misure di prevenzione dello stato creano un’atmosfera di costante oppressione e propaga il concetto della fortezza sotto assedio, del nemico alle porte. Stiamo affrontando una situazione dove ogni persona con uno zaino o qualsiasi autista di un furgone potrebbe essere un assassino travestito.

Scopriamo anche che i poteri di sorveglianza dello stato stanno crescendo. Due o tre persone con dispositivi davvero elementari possono produrre effetti paralizzanti. Il mondo è pieno di tale materiale esplosivo. Eppure i poteri militari dell’occidente si ritrovano nella situazione opposta: neppure i loro miliardi di dollari e le vittime innumerevoli possono causare una tale distruzione.

La coalizione contro il terrorismo deve usare un ascia per dover radere, mentre i terroristi possono usare una lama di rasoio per abbattere una foresta. Non è possibile finire e vincere questa guerra.

Lukasz Galecki: Lo spettro di attività che lo stato può intraprendere in nome della sicurezza oggi non ha limiti. Questa escalation può essere fermata?

Zygmunt Bauman: Questo è un processo con i suoi propri momenti, che non si fermerà senza l’intervento dei cittadini. Entrambe le parti stanno alimentando un’atmosfera di scontro. Dobbiamo diventare ragionevoli e capire che il tifo non può essere curato con una crema per la pelle. Senza andare alle radici delle cause, nulla può essere fatto.
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