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Rito (o Rituale)
Il rito nelle scienze sociali individua un insieme di atti o pratiche normativamente codificati, la cui violazione fa incorrere nella sanzione da parte di coloro che sono predisposti a controllare la conformità del rituale (il gruppo di amici, il Vaticano, il collegio docenti etc.).
Più in generale, negli studi antropologici e sociologici, il rito rientra in quell'insieme di pratiche e di conoscenze che formano i modelli culturali di una data società e svolgono una funzione di trasmissione dei valori e delle norme, di istituzionalizzazione dei ruoli, di riconoscimento dell'identità e di coesione sociale.

Tra gli studi più noti sul rito si può ricordare l'opera di Van Gennep, “I riti di passaggio”, nella quale i riti accompagnano le diverse fasi di vita (nascita, iniziazione, matrimonio e morte) sancendo un mutamento nello status sociale dell'individuo all'interno della collettività di appartenenza. Tali riti si caratterizzano per la presenza di tre fasi distinte: la separazione (nel quale il soggetto del rituale viene allontanato dal gruppo per spogliarsi simbolicamente del ruolo associato al precedente ciclo di vita), transizione (periodo nel quale l'individuo è in un limbo senza identità e ruolo e deve affrontare una prova necessaria alla fase successiva) e reintegrazione (dove l'individuo viene riammesso nel gruppo con la nuova identità sociale).

Un altro studio è quello di Durkheim che analizza nel suo libro “Le forme elementari della vita religiosa” i riti religiosi come momenti di estasi collettiva nei quali, attraverso l'identificazione del vero oggetto di culto, ossia la società, con il feticcio del totem, viene rafforzata la coesione sociale tra i membri. L'approccio successivo dell'antropologia di Malinowski resterà fortemente influenzato dal contributo durkheimiano.

Si può ricordare anche l'opera di Bourdieu che analizza i riti di istituzione, ossia quei riti attraverso i quali un'autorità riveste di un nuovo status un soggetto meritevole secondo i criteri stabiliti dall'autorità stessa. In quest'ultimo senso, i riti di istituzione sono uno strumento di reiterazione dell'ordine simbolico e della gerarchia sociale.

Infine, un contributo originale e rilevante sugli studi dei rituali urbani è stato fornito sia da Victor Turner, che nel suo “I riti e il teatro” associa i rituali all'idea di performance sociale, sia da Erving Goffman, che nella sua elaborazione teorica della rappresentazione del sé, intende come riti quelle pratiche strategiche quotidiane operate al fine di fornire la migliore espressione di sé nel palcoscenico della vita sociale.
All'opera di Goffman si possono accostare gli approcci sociologici che vedono nei rituali dell'interazione quotidiana le pratiche necessarie a fornire quel significato comune e “dato per scontato” della realtà necessario per potersi relazionare con gli altri.
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