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Folla
La folla, come aggregato estemporaneo di individui, è un fenomeno tipico delle società moderne che, attraverso la concentrazione di ampie masse di lavoratori in industrie e quartieri, ha permesso il sorgere del fenomeno sociale.

I primi studi sulla folla furono condotti all’interno del clima culturale borghese di fine ‘800 da G. Le Bon (La psicologia delle folle, 1895) e G. Tarde: in questi studi è sottolineato il carattere negativo e di minaccia della folla per l’ordine sociale. Secondo Le Bon, infatti, la folla è lo spazio dove l’emotività, l’irrazionalità e le passioni inconsce, solitamente tenute a freno dalle inibizioni della coscienza individuale, possono esplodere favorite dal mimetismo e dal contagio con le condotte altrui. In altre parole, Le Bon considerava la folla attraverso il modello della patologia: l’influenza sociale della folla è vista come suggestione, ossia un meccanismo psicologico che sottrae l’individuo ai freni inibitori e fa emergere quanto di inaccettabile vi è in lui. Il termine suggestione è mutuato dalla professione medica (più precisamente dagli studi di Charcot, professore alla Salpétrière) dove identificava uno strumento diagnostico e terapeutico.

Successivamente, anche nella psicanalisi freudiana viene enfatizzata nello studio della folla la dimensione inconscia: secondo Freud quando gli individui formano una folla prevalgono quelle forze pulsionali tipiche dell’orda primordiale, solitamente regolate dal super io, ossia dall’interiorizzazione delle norme sociali. Per Freud gli individui sarebbero spinti a formare una folla per far emergere a livello inconscio le forze pulsionali non più inibite e far rivivere le forze sottostanti al complesso edipico.

Nel 1939 uno studio di Herbert Blumer sui cambiamenti della vita collettiva nell’età moderna e tecnologica confronta differenti tipologie di collettività (folla, pubblico, gruppo ): la folla a differenza del pubblico (che Blumer chiama massa) e del gruppo è caratterizzata dalla mancanza di quella caratteristica propria della società come organizzazione sociale stabilita, cioè con una struttura di luoghi definiti, una leadership riconosciuta, un sistema di norme, ecc.
La folla si riconosce , dunque, per una dimensione fisica (non necessariamente presente nel pubblico) e per l’estemporaneità delle relazioni fra gli individui parte della folla.
Egli distinse quattro tipi di folla: la folla casuale (gente che cammina in un centro commerciale); la folla stilizzata (presente ad un evento sportivo); la folla attiva (che partecipa ad una manifestazione oppure ad un linciaggio); la folla espressiva (una setta religiosa, un gruppo di credenti che va a sentire l’angelus del Papa).

Gli studi successivi della sociologia e della psicologia sociale hanno inteso studiare i meccanismi di formazione della folla e le sue caratteristiche relazionali, perdendo in alcuni casi quell’accezione intrinsecamente negativa dei primi studi ottocenteschi (come negli studi di Diener), mantenendola in altri (come la teoria della deindividuazione di Zimbardo).
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