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Pierre Bourdieu
Lo studio dell'oppressione sociale attraverso l'analisi dei suoi modelli culturali e dell'educazione.

[17/05/2007]

Sociologo francese, è stato forse il più importante scienziato sociale europeo della seconda metà del XX secolo.
Influenzato sia dal marxismo che dallo strutturalismo, Bourdieu si è interessato particolarmente allo studio dei processi culturali elaborando diverse idee fondamentali per la comprensione della società, all’interno di una visione strutturalista secondo la quale nel mondo sociale esistono strutture indipendenti dalla coscienza dell’individuo e dal suo volere, le quali delimitano il comportamento dell’attore sociale.

Queste idee trovano spazio nella sua analisi sul gusto, dove le preferenze culturali degli individui vengono messe in relazione alla distinzione di classe e all’habitus che domina la classe stessa. Così l’estetica popolare o il lusso diventano segni della conflittualità di classe e rappresentano parte di quel inconscio collettivo che definisce i gusti di una classe sociale (l’habitus).

L’habitus, ossia la struttura di norme e comportamenti, permette così a Bourdieu di spiegare come viene interiorizzata la cultura di una società riproducendola allo stesso tempo.
In questo modo, il modello culturale dominante risulta posto tra forze dinamiche (le percezioni sociali dei differenti habitus da parte degli individui) e forze statiche (i processi educativi che portano gli individui a reiterare gli schemi dominanti).

A Bourdieu si devono anche il concetto di riti di istituzione (ossia quei riti che servono a reiterare e a ufficializzare la gerarchia sociale) e il concetto originale di "violenza simbolica" (ossia una forma di violenza associata ai processi educativi, come l’acquisizione di capitale culturale, politico etc).

Bourdieu ha anche rinnovato la tradizione francese dell'engagement, prendendo posizione negli eventi più significativi del nostro tempo: al fianco degli studenti nelle loro lotte, con gli intellettuali algerini nel conflitto per l’indipendenza o accanto a Lech Walesa con Solidarnosc all’inizio degli anni ’80 contro l’occupazione sovietica della Polonia.
Ed ogni suo impegno è sempre stato accompagnato dalla sua competenza di sociologo.

Tra le sue opere più note: Sociologie de l'Algérie (1956), Esquisse d'une théorie de la pratique, (1972), La distinction. Critique sociale du Jugement (1979), Le Sens pratique (1980), Questions de sociologie (1980), Homo academicus (1984), Les Règles de l'art. Genèse et structure du champ littéraire (1992), La Misère du monde (1993)
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