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Una definizione di counseling
[28/08/2009]

Nella definizione di Burnett il counseling consiste "nell'abilitare il cliente a prendere una decisione riguardo a scelte di carattere personale o a problemi o difficoltà speciali che lo riguardano direttamente".
Esso si concretizza in un insieme di tecniche, abilità e atteggiamenti per aiutare le persone a gestire i loro problemi utilizzando le loro risorse personali.
Compito del counseling è quello di "fornire al cliente l'opportunità di esplorare, scoprire e chiarire dei modi di vivere fruttuosi e miranti ad un più elevato stato di benessere" (definizione della BAC, Associazione Britannica di Counseling). Più nello specifico, il suo obiettivo è di accrescere le capacità individuali di mettere in atto comportamenti congruenti alle situazioni e di aiutare la persona nell'esplorazione dei propri problemi, in modo che essa stessa possa decidere cosa fare. A differenza della psicoterapia, che si focalizza sulla globalità della crescita, il counseling richiede un cambiamento focalizzato su obiettivi precisi.

Esso rientra all'interno delle terapie umanistiche, che prevedono l'instaurarsi di una relazione diretta tra paziente e terapeuta, basata sia sul codice verbale che su quello non verbale. Nel 1951 Carl Rogers definisce il proprio metodo "centrato sul cliente", per sottolineare che tutta la costruzione del setting debba mirare ad approntare un clima di accoglienza e disponibilità empatica in cui il paziente, sentendosi accettato senza pregiudizi, possa attivarsi alla ricerca del suo vero Sé.
Il concetto cardine è quello di realizzazione del sé: l'impostazione rogersiana riconosce al cliente le potenzialità necessarie per risolvere i propri problemi, dopo averne raggiunto piena consapevolezza. La vera rivoluzione portata da Rogers nell'intervento psicologico consiste proprio in questo: il soggetto è attivo ed una volta compreso il suo problema, sarà in grado di autodirigersi nella risoluzione di questo. L'attenzione non è quindi posta esclusivamente sull'operatore e sulle sue competenze, come accade all'interno di altre tipologie di intervento, ma soprattutto sul cliente e sulle sue potenzialità.
La relazione d'aiuto non consiste più nel fornire soluzioni all'individuo, bensì nel facilitarlo nel processo di decisione responsabile, attraverso risposte di comprensione-facilitazione da parte del counselor, nel pieno rispetto dei sentimenti, del vissuto, dei tempi e delle decisioni della persona. La comunicazione messa in atto dal counselor è di tipo non direttivo e il percorso della relazione di aiuto si indirizza verso l'autonomia del soggetto, che acquisisce così una graduale consapevolezza di sé.

Il counseling si avvale della relazione per sviluppare nell'utente la consapevolezza, l'accettazione della realtà, la crescita psicologica.
I termini "counselor" e "cliente" sono stati adottati da Rogers per indicare la libertà e la responsabilità del soggetto che sceglie di farsi aiutare, che non verrà mai abbandonata nel corso della ricerca di soluzioni alle proprie difficoltà.
Spesso il termine "counseling" viene erroneamente tradotto con il verbo "consigliare"; dal punto di vista etimologico esso deriva dal latino "consulo", ossia "venire in aiuto, aver cura di".
Lo scopo del counseling è dunque quello di dare al soggetto l'opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari gli schemi di pensiero e di azione, per vivere più congruentemente, vale a dire aumentando il proprio livello di consapevolezza, facendo un uso migliore delle proprie risorse rispetto ai propri bisogni e desideri e pervenendo ad un grado maggiore di benessere. Più sinteticamente, le finalità del counseling possono venire riassunte nell'espressione "aiutare le persone ad aiutarsi".

La aree di cui generalmente il counseling si occupa sono quelle del conflitto, della confusione mentale, dell'ambivalenza, del turbamento emotivo, in seguito a stress più o meno violenti nei vari ambienti di vita in persone comunque ben integrate ed adattate.
Il counseling si caratterizza per un numero ridotto di incontri, di durata piuttosto breve così da focalizzarsi sul problema specifico e "contenere" entro limiti ben definiti la relazione tra utente e operatore. La brevità dell'intervento si è dimostrata essere un elemento efficace che in molti casi è addirittura da privilegiare. Tra gli elementi che determinano la buona riuscita di una terapia di counseling riveste un ruolo centrale la capacità dell'operatore e la qualità della relazione che si instaura con il cliente.

Hélène Duyver
Relazione d’aiuto e nuove tecnologie: l’ascolto ai giovani via SMS tra vincoli e opportunità
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