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Esperienze di volontariato sociale: Barbara all'Opera di San Francesco
[27/07/2009]

Esperienze di volontariato. Con questo articolo, noi del canale Sociologia di Tesionline intendiamo lasciare spazio a chiunque abbia voglia di pubblicare parte delle sue riflessioni e delle sue esperienze legate ad attività di volontariato in Italia o all'estero. Perché? Perché ci piacerebbe far conoscere la ricchezza di questi contesti di azione, spesso dipinti in altra maniera dagli stereotipi. Non è autocompiacimento, quello che condividiamo, infatti, è la volontà di lasciare il nostro spazio web per raccontare qualcosa di bello quando spesso l'informazione va da un'altra parte, qualcosa di ricco che non può essere toccato, qualcosa che ha a che fare con l'azione sociale, quell'azione spesso sottovalutata dalla sociologia. Un contro-discorso.

La sociologia, infatti, non è solo ricerca a servizio di marketing e istituzioni. E' una scienza, o così ha cercato di affermarsi nella sua breve storia, che al centro ha messo le persone e le loro relazioni. Le azioni di solidarietà alimentano e rinfrancano queste relazioni.

In questo primo racconto, pubblichiamo l'esperienza di una ragazza di Milano che impegna il suo sabato mattina presso l'Opera di San Francesco a Milano, aiutando la struttura nell'offerta dei suoi servizi verso persone con difficoltà economiche.

Ciao, mi chiamo Barbara. Ho 36 anni e per due sabati al mese svolgo un attività di volontariato presso l'Opera di San Francesco a Milano, una struttura gestita dall'ordine dei Frati Capuccini che fornisce servizi di base completamente grautiti a persone che sono in difficoltà, oppure semplicemente perché si sentono sole.
I servizi offerti sono molteplici: il più conosciuto è quello della mensa dove qualsiasi persona può venire a mangiare sia a pranzo che a cena, ogni giorno esclusa la domenica. Per accedere al servizio le persone devono essere munite di una tessera rilasciata dalla struttura e ha validità per tre mesi. Alla scadenza viene rinnovata, sempre gratuitamente. Il mio compito è quello di rilasciare e rinnovare le tessere: in questo ultimo periodo anche di intervistare le persone per raccogliere informazioni sui flussi e sullo stato della povertà nel nostro paese.
Questa è stata solo una premessa. Entriamo nel vivo della mia esperienza.

Ogni volta che sono all'Opera di San Francesco mi sento solare e piena di energia, sento infatti di dover trasmettere fiducia e un sorriso a tutte le persone che incontrerò in quella giornata. Incontro persone principalmente straniere che arrivano in Italia per lavoro, molti di loro anche per ricongiungimento familiare. Gli italiani in percentuale sono inferiori, ma sono sicuramente quelli che hanno più bisogno: alcuni sono tossicodipendenti, altri alcolizzati o ex detenuti. Gli anziani sono molto pochi.

Lavorare in questa struttura mi porta a volte a fare riflessioni sulle ricchezze e sulle povertà. Spesso si parla di indigenza nel terzo mondo: a volte, però, penso che il nostro benessere non ci aiuta a stare tutti quanti meglio. Anzi, qui da noi si sviluppa un altro tipo di povertà. Il tenore di vita molto alto, l'essere in competizione con gli altri, andare in giro alla moda, il cellulare e tutto il resto porta una pressione psicologica molto alta: non tutti sono preparati a questo. Quando si dice che il barbone è una scelta di vita sappiamo tutti che non è la verità: nessun uomo e nessuna donna ama dormire nelle gallerie o sotto i ponti, mendicare un euro per bere. La favola del barbone felice è finita.
Crederci ancora credo sia più comodo per noi, ci sentiamo meno in colpa quando camminiamo per strada e li vediamo avvolti nelle loro coperte.
Non voglio dire che loro sono i buoni e noi i cattivi, ma si tratta di solidarietà, di considerare qualcuno una persona e non un rifiuto umano, a prescindere dal suo stato sociale. Penso, anche con ingenuità, a una società che potrebbe essere più generosa in termini umani nei confronti di chiunque, che importa il colore, lo stato sociale? Questa è ricchezza?

Sento spesso dire che l'Italia non è un popolo razzista: credo in realtà che sia più un popolo umanamente ignorante. Non so cosa sia meglio: forse anche questo può essere una scusa!
Purtroppo, però, non sono molto fiduciosa, anche se la mia lotta quotidiana continua, cercando di abbattere l'indifferenza e la superficialità della solidarietà. E per questo non mi fermerò mai, fino all'ultimo giorno della mia vita.


Chi è interessato a condividere con noi e con i nostri lettori la propria esperienza può inviare il proprio scritto a [email protected]
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