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Il postmoderno e il suo linguaggio
[17/07/2009]

Il postmodernismo è l'insieme delle correnti culturali, artistiche e filosofiche postmoderne.
Una spiegazione generale del concetto di postmoderno, tanto per cominciare, la possiamo trovare in qualsiasi dizionario della lingua italiana, dove a questa "voce" possiamo leggere:

postmoderno [post-mo-dèr-no] agg. [f. -a; pl.m. -i, f. -e] si dice di tendenze, atteggiamenti culturali che considerano superate le certezze ideali, filosofiche, scientifiche proprie della modernità […] in ambito letterario e artistico, si dice di tendenze che, in polemica con l'ideologia del progresso, perseguono la commistione di modi e forme del passato con elementi e spunti innovativi. (Dizionario Garzanti di Italiano 2006).

Ma da dove nasce il termine "postmodernismo"?
Nel 1979 Jean Francois Lyotard, un filosofo francese, scrive un rapporto sul "sapere" per conto del governo del Quebec. In questo rapporto, poi pubblicato col titolo La condizione postmoderna, il filosofo riprende un termine nato nell'ambito dell'architettura (dove viene usato per indicare un movimento di rivisitazione del passato in netta reazione al razionalismo e che si esprime come una contaminazione di stili di secoli diversi) per descrivere la condizione del sapere contemporaneo.
Lyotard spiega come il postmodernismo sia caratterizzato dalla crisi di quelli che lui chiama "grandi racconti". I grandi racconti sono quelle grandi architetture – filosofiche, scientifiche e letterarie – che cercano di dare un ordine generale al mondo e al sapere. La fine dei grandi racconti significa la fine della visione ottimistica che, ad esempio in Hegel e Marx, ma anche nell'Illuminismo, vedeva nella storia una lunga autostrada verso un ideale compimento finale. Inoltre il postmodernismo segna per Lyotard la fine dell'ideale della scienza come spiegazione generale del mondo, sogno di trasparenza e di sapere assoluto: ad esempio, con il principio di indeterminazione anche la scienza si è trovata davanti ai limiti della sua possibilità di poter spiegare il mondo.

Questo significa che se la modernità era caratterizzata da una forma di ottimismo e dal sogno di uno sviluppo e di una crescita verso il meglio, il postmodernismo, rinunciando all'idea che sia possibile raggiungere una verità assoluta, diventa una specie di filosofia "postuma": dopo la morte della storia e dei grandi racconti rimane solo la meditazione infinita sulla pluralità di linguaggi che l'uomo ha a disposizione.
In ambito letterario, gli artisti postmoderni fanno affondare la narrazione in testi frantumati e pieni di citazioni e mescolanze stilistiche.

Caratteristiche del linguaggio postmoderno

La caratteristica più importante, quella che potremmo considerare l'elemento chiave del linguaggio postmoderno, è il citazionismo: come già spiegato, esso è principalmente frutto della crisi dei grandi racconti e della conseguente rinuncia all'idea di progresso e di evoluzione continua.
Questa rinuncia, unita al rifiuto di considerare l'arte e la scienza come delle guide verso un compimento finale, porta ad una conseguenza importante: diventa impossibile distinguere un'arte "alta", concepita appunto come guida, da una popolare. Per questo motivo qualsiasi tipo di opera d'arte viene a situarsi sullo stesso piano.
Detto ciò, se mettiamo in relazione la prima considerazione con la seconda, è facile intuire come il citazionismo postmoderno sia, per così dire, "senza limiti": qualsiasi cosa può essere citata, da quella ritenuta più colta a quella più popolare.
Una terza caratteristica importante è l'ironia: essa viene usata principalmente per rafforzare una posizione cosciente di assenza di valori assoluti e spesso viene impiegata come arma proprio contro chi predica "verità universali". In ogni caso, come vedremo meglio in seguito, il fatto di non poter arrivare a una verità assoluta non esclude il tentativo di poter trovare delle verità relative.

Per finire, è interessante notare come il linguaggio postmoderno operi una critica al sistema con strumenti e mezzi interni al sistema stesso e come l'artista non cerchi di estraniarsi da esso. Come spiega Eco nel suo saggio Apocalittici e integrati, l'artista postmoderno non assume l'atteggiamento "apocalittico" e distaccato del critico disperato per il decadimento dei valori della società contemporanea bensì quello "integrato", ovvero consapevole di stare all'interno del sistema stesso.
Questa posizione è caratteristica di un approccio autoironico e basato, ancora una volta, sull'impossibilità di attribuire all'arte un ruolo di guida e sulla sua incapacità di fornire verità assolute.

Simone Marchetti
Articolo tratto dalla tesi I Simpson: tra postmodernismo e satira sociale
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