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La comunicazione non verbale
[23/03/2009]

Nessuno può evitare di parlare il linguaggio del corpo, e spesso si usano gesti e si lanciano segnali, senza nemmeno rendersene conto. La forma di comunicazione non verbale che immediatamente percepiamo negli altri, e che dovrebbe essere di più facile interpretazione, è la mimica facciale. I movimenti delle sopracciglia, delle pupille, delle labbra e persino del naso, se pur in modo complementare, forniscono indicazioni preziose sullo stato d'animo dei nostri interlocutori.
In ambito scientifico la comunicazione non verbale viene suddivisa in 3 componenti.

Sistema cinesico: comprende tutti gli atti comunicativi espressi dai movimenti del corpo. In primo luogo vanno considerati i movimenti oculari: il contatto visivo tra due persone ha una pluralità di significati, dal comunicare interesse al gesto di sfida. Altra componente è la mimica facciale, và considerato che non tutto ciò che viene comunicato tramite le espressioni del volto è sotto il nostro controllo (ad esempio l'arrossire o l'impallidire). La gran parte delle espressioni facciali sono, ad ogni modo, assolutamente volontarie ed adattabili a nostro piacimento alle circostanze.
Fondamentale nel sistema cinesico sono i gesti, in primo luogo quelli compiuti con le mani. La gestualità manuale può essere una sottolineatura delle parole, e quindi rafforzarne il significato, ma anche fornire una chiave di lettura difforme dal significato del messaggio espresso verbalmente. Anche in questo senso va considerata la difformità interpretativa che le diverse culture danno ai vari gesti. Altro elemento è la postura, anche in questo caso gli elementi sociali e di contesto hanno grande importanza, talvolta identificando con precisione la posizione corretta da mantenere in una data circostanza (i militari sull'attenti di fronte ad un superiore), talvolta in maniera meno codificata ma comunque necessaria (una postura corretta e dignitosa di un alunno in classe di fronte al professore).

Prossemica: analizza i messaggi inviati con l'occupazione dello spazio. Il modo nel quale le persone tendono a disporsi in una determinata situazione, apparentemente casuale, è in realtà codificato da regole ben precise. Ognuno di noi tende a suddividere lo spazio che ci circonda in quattro zone principali:
Zona intima (da 0 a 50 cm): è quella con accesso più ristretto. Un ingresso di altre persone esterne viene percepita come una invasione che provoca un disagio, variabile a seconda del soggetto.
Zona personale (da 50 cm ad 1 m): è meno ristretta, vi sono ammessi familiari meno stretti, amici, colleghi. In questa zona si possono svolgere comunicazioni informali.
Zona sociale (da 1 m a 3 o 4 m): è quell'area in cui svolgiamo tutte le attività che prevedono interazione con persone sconosciute o poco conosciute. Si può cogliere interamente o quasi la figura dell'interlocutore, permettendoci di controllarlo, per capire meglio le sue intenzioni. E' la zona nella quale si svolgono gli incontri di tipo formale, ad esempio un incontro di affari.
Zona pubblica (oltre i 4 m): è quella delle occasioni ufficiali (un comizio, una conferenza, una lezione universitaria). In questo caso la distanza tra chi parla e chi ascolta è relativamente elevata e generalmente codificata. E' caratterizzata da una forte asimmetria tra i partecipanti alla comunicazione: generalmente una sola persona parla, mentre tutte le altre ascoltano.

Aptica: è costituita dai messaggi comunicativi espressi tramite contatto fisico. Anche in questo caso si passa da forme comunicative codificate (la stretta di mano, il bacio sulle guance come saluto ad amici e parenti), ad altre di natura più spontanea (un abbraccio, una pacca sulla spalla). L'aptica è un campo nel quale le differenze culturali rivestono un ruolo cruciale: ad esempio la quantità di contatto fisico presente nei rapporti interpersonali fra le persone di cultura sud-europea, verrebbe considerata come una violenta forma di invadenza dai popoli nord-europei.

Francesco Zecca
Articolo tratto dalla tesi La comunicazione nonviolenta strumento di trasformazione sociale
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