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Abilità e disabilità: una questione di termini
[17/02/2009]

Negli studi di Ludwig Wittgenstein sono posti in primo piano il valore e l'importanza dell'origine e della mutazione delle convenzioni linguistiche. La sua attenzione agli atti linguistici "in quanto produttivi di effetti strategicamente orientati od orientabili"1 ha evocato una nuova posizione teorica per il destinatario e la realtà socioculturale, sui quali essi hanno la capacità di produrre "effetti di senso".
Il mutamento del rapporto fra segni, sistemi di segni e soggetti è stato storicamente attribuito alla diffusione in Europa del pensiero di Charles S. Peirce: "L'accento non è più posto sui sistemi di segni come meccanismi che generano messaggi [...]. Al contrario, la ricerca semiotica si incentra sul lavoro compiuto attraverso di essi, lavoro che costituisce e/o trasforma i codici, i soggetti che quei codici usano (cioè che compiono il lavoro), e, per quanto lentamente, i sistemi stessi"2.

È molto intenso, oggi, il dibattito intorno al linguaggio ed alla terminologia da adottare nell'accostarsi al tema dell'handicap per definirlo e per descrivere la condizione dei soggetti affetti da disabilità.
Esso nasce dalla pratica sociale, dalla vita concreta delle associazioni e dei singoli, per contaminazione con le altre sfere della marginalità e delle minoranze, che, soprattutto negli Stati Uniti, hanno posto all'attenzione di tutti la questione dell'uso di un linguaggio politically correct. Queste ultime hanno, infatti, da tempo suggerito ed inseguito un cambiamento ed una normatività del linguaggio utilizzato per parlare di alcuni specifici soggetti e delle loro condizioni di vita, nella convinzione che alcuni termini ed espressioni siano preferibili ad altri, definiti scorretti.

Agendo sul lessico, intendono contribuire a creare una nuova, positiva immagine intorno ad un individuo o categoria, scardinando, per conseguenza, pregiudizi trasportati o anche incistati nei vari linguaggi pubblici: giornalistico, televisivo, quotidiano.
Usando il termine "abilità" non viene indicato un individuo in grado di compiere azioni da solo e per la sua stessa persona, ma un soggetto che abbia assunto il controllo della propria esistenza e che possa scegliere il modo in cui regolarla. Da qui deriva la distinzione tra abile e non abile, sia per anzianità (assenza di abilità per senescenza) o disabilità (assenza di abilità congenita o dovuta a ragioni traumatiche o patologiche).
Secondo l'OMS, la disabilità è "qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un'attività nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano.
La disabilità è caratterizzata da scostamenti, per eccesso o per difetto, nella realizzazione dei compiti e nell'espressione dei comportamenti rispetto a ciò che sarebbe normalmente atteso. Le disabilità possono avere carattere transitorio o permanente, essere reversibili o irreversibili, progressive o regressive. Possono insorgere come conseguenza diretta di una menomazione o come reazione del soggetto, specialmente da un punto di vista psicologico, ad una menomazione fisica, sensoriale o di altra natura".

L'handicap, invece, è "la conseguenza del deficit, non il deficit stesso". E' la condizione di svantaggio che deriva da una menomazione o una disabilità che "in un soggetto limita o impedisce l'adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all'età, al sesso e ai fattori socioculturali". E' proprio in questo senso che secondo l'OMS l'handicap è "la socializzazione di una menomazione o di una disabilità, e come tale riflette le conseguenze culturali, sociali, economiche e ambientali che per l'individuo derivano da menomazione o disabilità".
Uno svantaggio insorge qualora la disabilità interferisca nelle aspettative della persona, condizionandola in qualche ambito della vita quotidiana.
Nella prevenzione degli svantaggi concorrono due fattori:

• Miglioramento della fruibilità dell'ambiente
• Adozione di ausili per consentire di eseguire azioni con minor dispendio energetico, in maniera più sicura e psicologicamente più accettabile.

Entrambi i fattori offrono un contributo determinante al recupero dell'autonomia, intesa come capacità di svolgere attività corrispondenti alle proprie esigenze. Gli ausili di comunicazione, che permettono di esprimere ad altre persone il proprio pensiero in modo che venga percepito esattamente e con naturalezza, e il controllo ambientale possono offrire un contributo fondamentale verso una migliore interazione interpersonale e per il monitoraggio del proprio ambiente di vita quotidiana. L'universo della disabilità è sfaccettato e composito, ricomprende al suo interno una grande varietà di persone, di condizioni sociali, di patologie e di problemi, a cominciare innanzitutto dalle tipologie di menomazione, che siano prettamente fisiche o anche mentali. Anche per questo motivo è molto difficile individuare il numero dei disabili in Italia: a seconda di quale sia l'interpretazione della definizione fornita dalla legge quadro i numeri sembrano variare consistentemente: affidandosi ai dati Istat del 2001 il numero ammonterebbe a 2.615.000, pari circa al 5% della popolazione superiore ai 6 anni, mentre il totale delle persone non autosufficienti sfiorerebbe i 4 milioni.

Note:
1 Bonfantini (1984), Semiotica ai media, Adriatica, Bari.
2 Bonfantini (1984), Semiotica ai media, Adriatica, Bari.

Francesca Pedullà
Articolo tratto dalla tesi Disabilità e lavoro: un rapporto difficile, una realtà da affrontare, un diritto da garantire
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