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La teoria della broken window
[05/02/2009]

If a window in a building is broken and is left unrepaired, all the rest of the windows will soon be broken (…) one unrepaired broken window is a signal that no one cares, and so breaking more windows costs nothing (Wilson e Kelling, 1982).

L'immagine della finestra rotta spiega la dinamica di discesa di un vicinato verso l'inciviltà, il disordine e la criminalità, attribuendola alla mancata cura e manutenzione dello spazio fisico. Se "no one cares", negli abitanti si rafforzerà il senso di abbandono da parte della comunità locale e delle autorità, che sembrano rinunciare alla difesa della proprietà e tollerare il disordine. La percezione di uno spazio pubblico come disordinato e quindi non sicuro indurrà comportamenti diversi nella popolazione: impaurita, eviterà o abbandonerà queste aree, o le percorrerà velocemente, e i residenti "rispettabili", avvertendo il progressivo deterioramento, abbandoneranno o fortificheranno le loro abitazioni, lasciando campo libero alla colonizzazione del quartiere da parte di street criminals (spacciatori, prostitute, mendicanti, ladri di strada e così via).

La domanda alla base di questo modello è "come mai, a fronte della diminuzione dei tassi di criminalità in un'area, aumenta il senso di insicurezza?".
L'ipotesi delle inciviltà aiuta quindi a comprendere la persistenza della paura in presenza di una diminuzione dei reati. Per ogni gruppo sociale insediato su un territorio si danno standard di convivenza nello spazio pubblico e standard di cura e mantenimento del territorio. In base a questi standard, un atto di inciviltà può essere:

- inciviltà sociale, quando violi gli standard di convivenza (ad esempio occupazione della strada caratterizzata da comportamenti antisociali o aggressivi, o da abbandono di vetture; guida pericolosa o dannosa, gas di scarico fuori norma, "parcheggio selvaggio"; disturbo, rumori notturni);

- inciviltà ambientale, quando violi gli standard di cura e mantenimento (ad esempio danneggiamento della strada e del marciapiede, piuttosto che degli affacci, attraverso atti di vandalismo; sporcizia e rifiuti abbandonati; edifici lasciati incustoditi, con porte e finestre barricate; danneggiamento dell'arredo urbano: panchine, cabine telefoniche, verde pubblico, fermate del trasporto pubblico, cattivo funzionamento del sistema di illuminazione)

Tali violazioni non sono penalmente rilevanti, ovvero non sono quasi mai sanzionabili formalmente, ma rappresentano piuttosto comportamenti illegittimi o al limite dell'illegittimità, inaccettabili per quote rilevanti della popolazione. Inoltre, sono trasgressioni di norme condivise sull'uso dello spazio pubblico, e lasciano delle "tracce": i segni di inciviltà. Questi comportamenti sono interpretati dalla popolazione come segno di un indebolimento dell'ordine sociale e come segnale dell'assenza delle istituzioni, ovvero come una minaccia. Il permanere dei segni di inciviltà avvia un processo di decadimento in due direzioni: da un lato, il disordine/degrado crea opportunità per comportamenti criminosi; dall'altro lato, la paura che genera l'inciviltà ha almeno due effetti:

a) l'indebolimento interno della comunità, dal livello psicologico individuale, a quello sociale, fino a quello ecologico. L'accumulazione dei segni genera preoccupazione nel residente, che constata il progressivo deterioramento della vista e della manutenzione dei luoghi, chiedendosi se ciò non significhi una minore sicurezza, e iniziando a condividere questa percezione con i suoi pari; ne scaturisce una preoccupazione sociale con effetti ecologici: il declino della vitalità urbana, il decadimento del controllo spontaneo del territorio con il ritiro dagli spazi pubblici, l'indebolimento dell'aiuto reciproco e la riluttanza all'intervento riparatore (urban unease);

b) senso di abbandono dall'esterno, ossia da parte delle istituzioni di tutela (forze dell'ordine e amministrazione): se il territorio è vulnerabile, ci si convince, è dovuto all'insufficiente prestazione di queste istituzioni, e ciò significa che la situazione è più grave di quanto appaia; o forse è dovuto alla scarsa perizia dell'azione di tutela, quindi prevale il senso di assenza e disinteresse.

L'effetto complessivo di questi fenomeni è la destabilizzazione della comunità, ossia le trasformazioni strutturali della comunità: sul lungo periodo l'atmosfera di malcontento induce alla mobilità residenziale dell'area, con lo spostamento dei residenti più abbienti e sensibili, una "centrificazione al contrario" che prelude a trasformazioni sociostrutturali dell'area.
La proposta di intervento dei teorici della broken window affida alla polizia la tutela e il ripristino dell'ordine e della civiltà, e per questo ha avuto molto seguito nelle politiche di sicurezza; tuttavia è spesso sfociata in programmi di "tolleranza zero" che hanno inciso profondamente sui modi di vita, con effetti sociali perversi sulle modalità di fruizione dello spazio pubblico.
Sembra quindi inadeguato considerare le inciviltà dominio delle politiche della sicurezza, orientate al contenimento della criminosità. La gestione delle inciviltà sembra essere piuttosto uno strumento da utilizzare nelle politiche della rassicurazione, che intendono porre rimedio al disagio urbano a partire dai meccanismi sociali della sua formazione. In questa ottica sono le istituzioni locali a essere responsabilizzate sulla tutela dell'ambiente urbano, piuttosto che la tradizionale amministrazione centrale. Una gestione sensibile alle inciviltà deve favorire la comparsa di "segni di civiltà", che violino gli standard di cura e di convivenza "al rialzo", manifestando la vitalità e l'efficienza di un quartiere. Un'area così territorializzata è di conseguenza percepita come più sicura.


Giovanni Marco Celia
Articolo tratto dalla tesi Prevenzione della criminalità attraverso il disegno urbano. Valutazione del rischio criminalità e proposte di intervento per un quartiere di Trento
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