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Blumer e le fasi della comunicazione politica
[29/01/2009]

Analizzando la comunicazione politica da un punto di vista cronologico, secondo Jay Blumler e Dennis Kavanagh, possiamo individuare tre grandi fasi dal dopoguerra ad oggi.

Il dopoguerra e gli anni '50. Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, i partiti che dominavano la scena politica erano quelli opposti all'asse nazifascista. La comunicazione politica di allora era saldamente legata a una ferrea ideologia che rendeva i cittadini devoti fedeli del partito per il quale mostravano un forte senso di appartenenza. È interessante notare come la dottrina di allora, estremamente radicata nella popolazione, producesse un voto sulla base di identificazioni di gruppo e non sul personale parere a riguardo dei temi dell'agenda politica. Invece, tutti coloro che non mostravano una forte identificazione di partito erano raggiunti solo marginalmente dalla comunicazione politica del tempo.

Dagli anni '60 agli anni '80. Questo ventennio vide nascere il mezzo di comunicazione moderno per eccellenza, la televisione. È anche il periodo del progressivo decadimento del credo politico indiscusso nei confronti dei grandi partiti di massa.
Con la diffusione del mezzo televisivo si modifica radicalmente l'esposizione del cittadino-telespettatore alla comunicazione politica. Infatti, sul piccolo schermo è possibile osservare e ascoltare tutti i leader politici, dai più grandi e carismatici ai più piccoli e meno prestigiosi, ampliando in tal modo le possibilità di interesse del pubblico.

La veloce diffusione di questo medium permette di raggiungere segmenti dell'elettorato che nei decenni precedenti difficilmente venivano toccati dalla comunicazione dei partiti.
Un sempre maggiore interesse verso il mezzo televisivo porta i partiti e i vari leader politici a mutare notevolmente il linguaggio e i modi di comunicare ai cittadini, adottando tecniche e trucchi atti a raggiungere pubblici più ampi di quelli formati dai propri sostenitori. Una conseguenza di questa novità è il progressivo abbandono da parte dei politici della retorica e dei programmi legati alle varie ideologie, a favore di una comunicazione più attenta alle variazioni di opinioni.

Dagli anni '90 a oggi. Questa ultima fase è caratterizzata da un'abbondanza di mezzi di comunicazione che si intersecano tra loro e pervadono la vita dell'individuo dal primo momento in cui si sveglia all'ultimo prima di coricarsi. La televisione sta subendo un profondo cambiamento, infatti si sta passando da una comunicazione di tipo broadcasting (uno a molti), a una narrowcasting (molti a molti) caratterizzata da una forte velocità comunicativa e da un alto grado di convergenza dei diversi media. Accanto alla televisione e ai canali comunicativi classici, stanno conquistando un ruolo di primo piano altri media come Internet, in grado di sviluppare metodologie comunicative - quali forum, blog, mailing-list, ecc. - che spesso si pongono come alternativa ai mezzi di comunicazione ufficiali.

Oggi la moltiplicazione delle tecnologie e la frammentazione del pubblico permette ai soggetti politici di indirizzare i propri messaggi a determinate e specializzate "nicchie" di destinatari. Ciò comporta una comunicazione finalizzata a conquistare il consenso di fasce elettorali lontane dai media "nazional-popolari".
Anche il "consumo" di informazioni politiche sta radicalmente cambiando: si può azzardare una tipologia di fruizione "on-demand" che permette ai cittadini di acquisire contenuti e messaggi politici come vogliono e quando vogliono, senza necessariamente consultare i contenitori informativi tradizionali.

Osvaldo Litterio
Articolo tratto dalla tesi Agorà Blog - L'evoluzione della comunicazione politica
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