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Dalla modernità solida alla modernità liquida
[08/01/2009]

Nel Manifesto del partito comunista K. Marx e F. Engels sostennero la necessità per lo spirito moderno di "fondere i corpi solidi", nel senso di superare le ormai stantie consuetudini dell'epoca precedente. Ciò significava abbandonare il passato e le sue tradizioni per dare spazio ad uno spirito emancipatore in grado di generare nuovi corpi solidi al passo coi tempi. Quello a cui si aspirava era creare un movimento rivoluzionario in grado di stravolgere il dominio della borghesia.
Il risultato fu il dominio dell'economia su tutti gli altri campi, divenuti, usando l'espressione di Marx, semplici "sovrastrutture". Il sistema economico capitalistico, epurato da influenze religiose, politiche, culturali e così via, tende a "solidificarsi" in maniera irreversibile.
I vecchi Estates, la cui appartenenza derivava da caratteristiche innate, vengono soppiantati dalle classi che, anche se in maniera acquisitiva, restringevano l'individuo a conformarsi a determinate condotte comportamentali. In definitiva, quello che ci si proponeva di fare era soppiantare i vecchi corpi solidi sostituendone con altri, differenti a seconda della "scuola di pensiero".

Se nell'epoca precedente, si avevano modelli di riferimento e regole a cui conformarsi, e obblighi verso cui ribellarsi, attualmente questi codici comportamentali vanno via via dissolvendosi. L'individuo si ritrova pressoché spaesato, "il nostro è un tipo di modernità individualizzato, privatizzato, in cui l'onere di tesserne l'ordito e la responsabilità del fallimento ricadono principalmente sulle spalle dell'individuo"1.
Se nell'epoca precedente Marx poteva considerare la lotta di classe come motore della storia, teorizzando la polarizzazione della società in due classi (borghesia vs proletariato), alla luce degli sviluppi attuali non potrebbe che ricredersi constatando, in primo luogo, un progressivo accrescimento dei ceti "medi". In secondo luogo si renderebbe conto del passaggio da una logica di classe, la cui conseguenza diretta era la differenziazione stratificata, ad una logica che prescinde dalla classe ed è, perciò, dominata da una differenziazione funzionale.

Alla luce di queste considerazioni Z. Bauman distingue l'epoca precedente dall'epoca attuale, usando i termini "modernità solida" e "modernità liquida"2. La modernità solida è definita tale per la sua tendenza a creare istituzioni durevoli e stabili che la porta a privilegiare il legame spaziale e territoriale all'effervescenza temporale.
In quest'ottica le principali icone della modernità solida sono state:

• la fabbrica fordista che esaltava la standardizzazione a discapito della spontaneità;
• la burocrazia che arrivava a considerare gli utenti impersonalmente, distinguendoli non attraverso la loro specifica identità, ma come se fossero dei numeri;
• il prevalere di un potere esercitato attraverso il modello del Panopticon di Jeremy Bentham, adottato da M. Focault per spiegare il potere moderno. Secondo questo modello i leader erano coloro che detenevano il dominio del tempo, avendo capacità di movimento, mentre i sudditi erano coloro che rimanevano immobilizzati nello spazio. I primi vigilavano costantemente i secondi;
• il Grande fratello, in grado di essere sempre all'erta e perciò nella condizione di premiare il fedele e l'infedele3;
• La presenza di una tendenza totalitaria in grado di esercitarsi per mezzo di uno stato con un alto grado di sovranità e centralizzazione.

Entro questa cornice l'elemento che spiccava era una sorta di diritto all'uguaglianza e un'aspirazione costante ad un telos, cioè ad una società perfetta. Le utopie socialiste alla Proudhon, alla Owen e alla Saint-Simon erano di casa, la fiducia nel progresso il motore della storia.
Marx ed Engels, nel Manifesto del partito comunista, esortavano: "lavoratori di tutti i paesi unitevi!" e Lenin qualche decennio dopo organizzava la rivoluzione russa.
Queste illusioni hanno cominciato a vacillare in seguito al fallimento dell'esportazione del modello sovietico in Europa , e successivamente, hanno ricevuto il colpo di grazia dalla definitiva caduta del sistema comunista nella superpotenza russa. Con la caduta del muro di Berlino nel 1989, gli ideali non sono stati più gli stessi.
L'anti-individualismo comunista che si fondava su una radicale idea di uguaglianza viene meno e comincia a svilupparsi un processo opposto volto alla completa individualizzazione. Lo Stato da protagonista si ritrova sempre più comparsa, lasciando all'individuo il compito di autoaffermarsi.
Il diritto alla diversità diviene un "must" degli ultimi anni provocando una mondiale attenzione per i diritti umani. Al di là di questo decadimento di ideali di stampo comunista, non manca l'ulteriore erosione della fiducia nel progresso in seguito ai disastri ecologici manifestatesi e ai conseguenti problemi per l'uomo stesso.

Il concetto di "sviluppo sostenibile" risuona sempre più frequentemente dalle bocche degli uomini potenti della Terra e organizzazioni come Greenpeace si battono contro i sempre più frequenti pericoli ecologici globali. Un'espressione di tutti questi cambiamenti, è, come nota giustamente Bauman, anche il nuovo modo di condurre la guerra. Se nelle grandi guerre del passato vi era un enorme impiego di truppe di terra in vista di un'occupazione territoriale, attualmente lo spazio non interessa più e l'uomo è praticamente sostituito dalle cosiddette "bombe intelligenti".
Prescindendo dall'orribile accostamento di parole, che ha dell'ossimoro, quello che si evince è la strategia imperante del "mordi e fuggi" senza rischiare un coinvolgimento locale, volta a soggiogare quegli stati che non accettano la logica globale.
"La partita del dominio nell'era della modernità liquida non viene giocata tra il "più grande" e il "più piccolo", ma tra il più veloce e il più lento"4

In passato, una zona era "strategicamente importante" quando il suo possesso riusciva a conferire vantaggi militari considerevoli come l'accesso al mare, a un rilievo in posizione dominante o ad una zona di confine; attualmente, nell'era dei satelliti, della globalizzazione e della new economy, la concezione dell'importanza strategica risulta superata. La guerra svoltasi in Kosovo non presentava, infatti, nessun interesse strategico dal momento che il suo possesso non ventilava alcun vantaggio militare, né ricchezze decisive o il controllo di una via commerciale vitale.
La doverosa emancipazione a cui Marcuse inneggiava, ci dice Bauman, ormai non ha più senso, soprattutto considerando la quasi totale scomparsa di valori assoluti e certezze consolidate. Come lucidamente sintetizza D.Cohen: "Chi inizia la propria carriera alla Microsoft non ha la minima idea di dove la terminerà. Entrare alla Ford o alla Renault, viceversa, significava la quasi certezza di iniziare e finire la propria carriera nello stesso posto"5. Bill Gates è il "guru" della velocità e del transitorio e non ha nessun problema a "distruggere " i suoi prodotti migliori per sostituirli con altri più recenti. La strategia di mercato si basa su un ricambio continuo di prodotti; non si fa a tempo ad acquistare Windows XP che già è prossimo ad entrare in commercio Windows Vista! Nella modernità solida l'emblema era, invece, la fabbrica o gli imponenti oleodotti costruiti da Rockfeller, la cui diretta conseguenza era una logica volta alla durata e all'affidabilità del prodotto. Il meccanismo consumistico, un tempo veicolato dal bisogno, è stato dapprima sostenuto dal desiderio, mentre attualmente è addirittura alimentato da qualcosa di ulteriormente effimero e scarsamente durevole: il "capriccio".

Note
1 Z.Bauman, Modernità liquida, Laterza, Bari, 2002 p. XIII (prefazione)
2 Ibidem
3 Ibidem, pp. 15-16
4 Ibidem
5 D.Cohen, Richesse du monde, pauvretès des nations, 1997, pp. 82-83 (trad.it. Ricchezza del mondo, povertà delle nazioni, Torino, 1999) citato in Bauman, ibidem, 2002

Rosalba Carbutti
Articolo tratto dalla tesi I luoghi di consumo nella società globale"
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