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Comunità virtuali nell'era di Facebbok
[26/11/2008]

Lo sviluppo di Internet ha creato la possibilità di ridefinire il Sé in modo svincolato dal contesto sociale e di creare nuovi tipi di legami interpersonali. Nascono in questo contesto le "comunità virtuali", come risposta al bisogno di liberarsi dalle forme di appartenenza tradizionali, come la famiglia, la cultura, il territorio.
Queste comunità si formano sulla base di un interesse condiviso, vengono per questo dette anche comunità di scelta [Marinelli, 2004], e sono il luogo per eccellenza dove l'individuo forma la propria identità in base alle sue competenze e conoscenze in modo completamente svincolato da dinamiche a lui esterne.

Sin da quando si svilupparono le prime reti di computers connesse tra loro nacquero le prime comunità virtuali, i cui valori modellarono i comportamenti e l'organizzazione sociale online. I primi individui coinvolti nei networks come Usenet News, FIDONET, e BBS, hanno sviluppato e diffuso forme e usi della rete: messaggistica, mailing list, chat room, giochi multiuser, conferenze...
I primi utenti erano prevalentemente specialisti delle nuove tecnologie, come i ricercatori ARPANET, e protagonisti della cultura hacker. Solo a partire dagli anni Ottanta iniziarono a partecipare ai networks online anche persone comuni che non avevano particolari capacità di programmazione, per arrivare poi negli anni Novanta al coinvolgimento di milioni di persone, grazie alla diffusione del World Wide Web, che hanno contribuito notevolmente alla forma e all'evoluzione di Internet, comprese molte delle sue manifestazioni commerciali. Così, mentre la cultura hacker ha fornito le basi tecnologiche, la "cultura comunitaria ne ha plasmato le forme sociali, i processi e gli usi" [Castells, 2001].

Le prime comunità virtuali furono molto influenzate dai movimenti controculturali e dagli stili di vita alternativi che si erano diffusi alla fine degli anni Sessanta. Per esempio WELL, uno dei primi sistemi di conferenza, fu creato nel 1985 nell'area di San Francisco Bay da Stewart Brand (biologo, artista con la passione dell'informatica creatore di Whole Earth Catalog) e Larry Brilliant (membro della comune Hong Farm e organizzatore di Woodstock) e tre i primi gestori e utenti c'erano molte persone che avevano provato a vivere in comuni, o hacker.

Dal momento che questi networks hanno raggiunto grandi dimensioni, il legame con la controcultura si è indebolito e sono emersi valori e interessi di ogni genere cosicché non si può parlare di una cultura comune di Internet. Ciò nondimeno Castells individua due importanti elementi condivisi. Il primo è il valore della comunicazione libera, da molti considerato il valore cardine di Internet sin dalla sua origine.
Il secondo è quello che l'autore chiama perseguimento autonomo dei propri interessi o "self-directed networking" ovvero la capacità di ogni utente di trovare una collocazione all'interno della rete e di pubblicare le proprie informazioni interagendo con il resto del network.
L'uso del termine comunità in relazione a questi spazi di azione ha generato un importante dibattito intellettuale sulla pertinenza di questo termine che tradizionalmente viene definito "con riferimento alle categorie della coesione interna, dell'appartenenza stabile dei suoi membri, dell'integrazione sociale, della sicurezza dei confini territoriali e soprattutto simbolici" [Ciucci, 2005].

Da una parte sono emerse le opinioni degli studiosi, chiamati anche "dystopians", che guardano al passato in maniera nostalgica, convinti che in questa nuova forma di relazione i legami comunitari siano del tutto dissolti; dall'altra parte, c'è chi studia con entusiasmo queste nuove comunità con la convinzione che offrano la possibilità di ripensare la democrazia e la società civile, gli "utopians". Inoltre, come sottolinea Castells, molta attenzione è stata rivolta alle possibilità di creare identità false e ai giochi di ruolo, cosicché Internet è stata accusata di spingere le persone a vivere le loro fantasie online e fuggire dalla vita reale. Secondo questo studioso, alla base dell'entusiasmo sia critico che positivo di queste analisi c'è, innanzitutto, il fatto che molte di queste sono state fatte quando Internet non era ancora così diffuso come lo è oggi, sulla base dell'esperienza dei primi utenti, con la conseguenza che la distanza tra il mondo virtuale e quello reale risulta spesso essere molto maggiore di quello che è nella realtà. Inoltre, non solo la maggior parte di questi studi si sono sviluppati in assenza di dati empirici affidabili, ma Castells sottolinea anche che spesso si sono concentrati su questioni forvianti, come per esempio la contrapposizione tra un'idilliaca comunità locale e l'esistenza alienata degli utenti Internet.

È per questo che alcuni studiosi, come Castells e Wellman, nell'analizzare le forme di interazione nella società contemporanea, hanno preferito sostituire il termine "comunità" con il termine "network", da intendersi come la forma principale dell'interazione sociale. Wellman elabora una nuova definizione di comunità intesa come "network di legami interpersonali che assicurano le condizioni di socialità,
sostegno, accesso all'informazione oltre a senso di appartenenza e identità sociale"
.
Tutto ciò deve essere contestualizzato nell'ambito dei cambiamenti che stanno caratterizzando la società e che vengono riassunti da Castells nel passaggio dalla società industriale alla società in rete, in cui emerge una nuova forma di socialità, chiamata da Wellman individualismo reticolare che si basa su ciò che questi due autori chiamano privatizzazione della socialità. L'individualizzazione delle relazioni sociali è la forma in cui si strutturano le relazioni sociali nella società contemporanea, e che si ritrova anche nei contesti mediati dalle nuove tecnologie.

Articolo tratto dalla tesi di Carolina Nuti, Reti sociali e teorie sociologiche contemporanee, nella quale sono affrontati le diverse fenomenologie della rete sociale e gli approcci teorici che hanno tentato una loro interpretazione.
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