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Michels e l'impossibilità del dominio della massa
[06/11/2008]

Nelle democrazia moderna, la collettività non può in massa curare tutte le questioni politiche, sociali, ed economiche di una società, ma questo spetta ai delegati, che la rappresentano e portano a compimento i suoi voleri.
Il capo, in origine, è il servitore della massa, e il fondamento dell'organizzazione è l'uguaglianza assoluta degli organizzati.
Il principio democratico vuole garantire al più gran numero di persone influenza e partecipazione nella gestione degli interessi comuni, di modo che tutti siano elettori ed eleggibili, essendo le cariche di emanazione elettorale. Ma con la specializzazione tecnica e la conseguente organizzazione dei partiti, la classe dirigente che inizialmente è un organo esecutivo della volontà collettiva, in seguito si emancipa dal volere delle masse.

L'organizzazione inverte la posizione dei capi rispetto alla massa, creando una minoranza che dirige una maggioranza. Col progredire dell'organizzazione la democrazia va scomparendo.

Quanto più solida è la forma che un'organizzazione riceve con l'evolversi della struttura del partito politico moderno, tanto più al condottiero occasionale subentra quello professionale. Le masse delegano un numero ristretto di individui, che in forza di tale procura le rappresentano permanente e ne sbrigano gli affari.
I teorici della democrazia sostengono che, il popolo votando, fa un atto da sovrano e in pari tempo di rinuncia alla sua sovranità. Con il compimento del gesto elettorale termina anche il potere che la massa degli elettori ha sui suoi delegati.
Ai giorni nostri, in cui la vita politica assume forme più complesse, è difficile voler rappresentare una massa eterogenea, con tutti problemi che la vita moderna pone.
Quindi Michels giunge alla conclusione che rappresentare significa spacciare per volontà delle masse, ciò che in realtà è volontà individuale.

Una corretta rappresentanza sarà possibile, in certi casi isolati, per brevi mandati, e per questioni nitide e semplici; una delegazione permanente, invece, equivarrà sempre all'egemonia dei rappresentanti sui rappresentati.
Fatta questa premessa, Michels analizza le cause determinanti psicologiche dell'impossibilità meccanica e tecnica del dominio diretto delle masse, che possiamo ripartire nei seguenti gruppi.

Il diritto consuetudinario alla delegazione

Il principio che è alla base di ogni delegazione è il diritto alla delegazione.
L'elezione effettuata in vista di un determinato scopo, si traduce in una proprietà per il delegato, quasi divenisse una carica a vita, trasformandosi così da consuetudine a diritto. Nei partiti politici gesti democratici, come il dare le dimissioni, si tramutano in mezzi per conservare e consolidare il proprio dominio, avendo come effetto l'imposizione del volere dei governanti.

Il Bisogno di capi da parte delle masse Caratteristiche congenite delle masse sono rappresentate dall'indifferenza politica e dal bisogno di essere guidate. Sono pochi, infatti, i cittadini che mostrano uno spiccato interesse per il bene pubblico, e che scorgono le ripercussioni che gli affari dello stato, possono avere sui loro privati interessi.

La gratitudine politica delle masse Il fenomeno della supremazia dei governanti è determinato anche dalla gratitudine delle masse nei confronti di chi per loro parla, scrive e si espone. I capi, a loro volta, desiderano solo riconoscenza, che diventa un valido mezzo di dominazione, e il punto di partenza per ulteriori pretese.
Con la gratitudine, che si trasforma in un "sacro dovere", la collettività prolunga il mandato del rappresentante, innalzandolo saldamente sopra di sé.
La tendenza delle masse alla venerazione religiosa Le masse nutrono nei confronti dei governanti una sorta di venerazione, che rappresenta una loro necessità. Questo bisogno si concretizza nei confronti, non solo, di grandi ideali e dottrine, ma anche per quegli individui che le rappresentano, delegati per metterle in pratica.
Questa tendenza, quindi, crea nelle masse devozione e adorazione per coloro che si trovano ai posti di comando.

Qualità accessorie dei capi per ottenere il dominio sulle masse Fondamento della supremazia dei capi è la virtù oratoria, a causa della potenza emotiva della parola, "la bellezza del discorso suggestiona la massa e la suggestione la soggioga e la lega all'oratore". Nel regime democratico i capi nati sono rappresentati dalle figure professionali dei giornalisti e oratori.
Le qualità personali dei governanti sono:
- l'energia del volere, che riduce sotto la propria dominazione le volontà meno forti;
- la superiorità del sapere;
- la profondità di convinzioni, costituita dalla forza delle idee e dal fanatismo, che incute rispetto nelle masse;
- la fiducia in se stesse, che è necessario saper comunicare alle masse;
- la bontà d'animo e il disinteresse, meno frequenti, perché risvegliano i sentimenti religiosi nelle masse.

Articolo tratto dalla tesi di Antonella Cornaro, Teorie classiche sulla formazione delle Elites politiche: Mosca, Pareto, Michels, Weber, Gramsci
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