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Il concetto di devianza: l'approccio sociologico
[03/11/2008]

Il concetto di devianza ha un passato turbolento e policromatico; la vastità dei suoi campi applicativi ha stimolato la fantasia degli studiosi che vi si imbattevano, producendo così una serie di definizioni diverse e spesso anche in contraddizione fra loro. Così c'è chi si è accostato al concetto di devianza come ad un fenomeno che "da qualunque angolazione la si guardi non ha nulla di positivo" (Letterio Smeriglio), oppure chi ha parlato addirittura di "arte di deviare" (Marco Dallari), o di devianza come qualcosa di "positivo e negativo insieme" (Maria Luisa De Natale).

Etimologicamente deviare viene dal latino "deflexere", e significa assenza del criterium, mancanza di giudizio e buon senso.

Per rifarci alla definizione di Gennaro "è deviante il comportamento che viola le aspettative istituzionalizzate di una data norma sociale".

In generale il comportamento deviante presenta almeno cinque caratteristiche, a ognuna delle quali i diversi orientamenti teorici hanno dato maggiore o minore importanza:

● La devianza si riferisce alla violazione delle aspettative sociali connesse ad un orientamento normativo (positivismo).

● Il comportamento deviante viene individuato come tale da un gruppo, quindi mutando il gruppo può mutare l'individuazione di ciò che va considerato deviante (labelists).

● Ai fini dell'individuazione del comportamento deviante interviene anche un elemento situazionale, e quindi lo stesso comportamento può apparire non deviante in un'altra situazione (scuola di Chicago).

● Diversi tipi di devianza appaiono intimamente collegati, più che ad un tipo di personalità dell'attore, a determinati ruoli sociali, esprimendone in sostanza una più o meno ricorrente modalità di funzionamento; il deviante è quindi colui che attua un comportamento non conforme al ruolo che l'individuo dovrebbe rivestire all'interno della società. Questo comporta la contestazione o addirittura l'abbandono del ruolo stesso (Parsons).

● Il comportamento deviante può assumere intensità e direzioni diverse: prendendo in prestito dalla statistica la curva cosiddetta "normale", che rappresenta un particolare tipo di dispersione dei dati in cui la maggior parte dei soggetti ottiene dei punteggi medi mentre solo una minoranza raggiunge i punteggi massimi e minimi, la devianza è rappresentata dai pochi soggetti ai due estremi della curva. Ciò implica che esiste un continuum fra devianza e conformismo, e che la devianza può riferirsi a uno dei due estremi della curva con intensità diverse.


Articolo tratto dalla tesi di Valentina Claudili, Il percorso evolutivo del concetto di devianza



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