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Il rapporto tra televisione e bambini secondo la teoria cognitivista
[11/09/2008]

Secondo la teoria cognitivista, l’uomo organizza l’esperienza attraverso la previsione e il progetto, sulla base di un repertorio di ricordi. Se l’informazione ci si presenta troppo rapidamente per poterla confrontare con idee o schemi mnestici preesistenti, reagiremo con sorpresa, sconcerto, timore, forse anche terrore. Se novità e incongruità restano molto forti, proveremo rabbia, tristezza, dolore, quando invece si presenta più gradualmente, la novità suscita il nostro interesse.

Proprio per questa caratteristica della mente umana, malgrado l’esposizione abbondante alla TV, molti bambini in età prescolare, forse anche fin verso i sei anni, sono disorientati da certi effetti speciali, come dissolvenze, increspature, zoomate, finestre, ecc. e quelle che per noi sono tipiche convenzioni televisive, possono disturbare un bambino. Noi adulti, per esempio, sappiamo che una musica sinistra preannuncia una scena violenta o drammatica, ma il bambino può esservi impreparato e quindi per lui lo spavento sarà tanto maggiore.

La teoria cognitivo-affettiva riassume nei seguenti punti le caratteristiche dell’ambiente creato dal mezzo televisivo:

• con la miniaturizzazione di situazioni nuove e complesse viene ridotta la gamma e l’intensità della risposta emotiva;

• la rapidità dei cambi di scena e la varietà degli effetti sonori e musicali stimola al massimo i riflessi di orientamento e cattura l’attenzione, specialmente quella dei bambini, creando però nello spettatore un atteggiamento quasi passivo e acritico;

• effetti visivi o drammatici, che andrebbero bene per un pubblico adulto, possono disorientare e confondere i bambini. Pertanto dato lo stretto legame fra l’emotività e il livello di sviluppo cognitivo, i programmi per bambini devono essere attentamene impostati tenendo in considerazione la loro specifica destinazione;

• data la sua presenza invadente, la televisione potrebbe svolgere un ruolo importante ai fini dell’educazione e di una socializzazione costruttiva. Quando i genitori parlano al bambino, gli leggono racconti, gli spiegano le relazioni fra gli uomini o fenomeni naturali come il fulmine o la pioggia, in realtà non fanno altro che ridurre a sua misura il mondo esterno, che egli potrà poi, con l’aiuto del gioco di fantasia e dell’immaginazione, integrare e assimilare nei suoi schemi di memoria. Ma se i genitori sono troppo indaffarati, stanchi o comunque poco disponibili per svolgere questa funzione mediatrice, la televisione potrebbe, con una programmazione adeguata, rivelarsi preziosa per riportare a proporzioni accessibili il vasto mondo esterno, stimolando l’immaginazione e positive reazioni emotive.


Articolo tratto dall'interessante tesi di Alessia Ciuffardelli, Il significato e le funzioni della fiaba nello sviluppo del bambino, dove viene analizzato molto dettagliatamente il ruolo pedagogico della fiaba nella crescita del bambino.
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