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Freud, Piaget e Vygotskij: teorie sull'immaginazione
[09/09/2008]

"Una giovane madre ha appena riagganciato il ricevitore, quando nota che il suo bambino di quattro anni e mezzo, Danny, durante la telefonata ha trascinato la scatola dei giocattoli e sta allineando in fretta e in furia sul pavimento un esercito di soldatini. In risposta alla sua richiesta di spiegazioni, Danny esclama: "Dobbiamo cercare di liberare papà! Non hai detto che non può venire a cena a casa perché è prigioniero in ufficio?" (Singer, Nel regno del possibile. Gioco infantile, creatività e sviluppo dell'immaginazione, Firenze, Giunti, 1990, pp. 25). Questo episodio racchiude un insieme di processi, che riflettono sia i limiti cognitivi di un bambino normale in età prescolare, ma anche le prime manifestazioni dell'immaginazione umana in tutta la sua portata. Infatti il bambino in questo periodo non ha ancora sviluppato quel vocabolario differenziato che gli permetterebbe di cogliere in alcune parole la metafora sottostante. Non è detto che il piccolo eroe creda davvero di poter salvare il padre ma nel suo pensiero si manifesta un senso di possibilità.
Il concetto di ciò che potrebbe essere, ovvero la capacità di passare nella percezione e nel pensiero dal dato concreto a ciò che è stato, ciò che avrebbe potuto essere, ciò che si può tentare, ciò che potrebbe accadere e infine ai più lontani "regni" della fantasia, è la manifestazione di quello che Singer definisce "la pietra di paragone di quel miracolo dell'esperienza umana che è l'immaginazione" (Singer, Nel regno del possibile. Gioco infantile, creatività e sviluppo dell'immaginazione, Firenze, Giunti, 1990, pp. 26). Negli adulti, invece, l'immaginazione prende la forma di una ricostruzione del passato, di un progetto di lavoro, o semplicemente di fantasticherie su vacanze future, avventure erotiche o viaggi spaziali, liberandolo dai luoghi in cui spesso è costretto a rimanere, dagli impegni e dalle persone.

Secondo Freud, invece, il pensiero è una forma di "azione di prova". Il suo concetto teorico dell'Io si basava infatti sul principio che l'individuo può differire le azioni impulsive, potenzialmente dannose, verso le quali è spinto dalle pulsioni sessuali o aggressive, immaginando vari svolgimenti e risultati. Per Freud, queste fantasie riducono in parte la pressione pulsionale, dando all'Io il tempo di progettare modi più efficaci e adattivi di soddisfare gli istinti. Inoltre l'autore distingueva, nel pensiero, un processo primario e un processo secondario.
Di queste due modalità di pensiero, la prima riflette l'espressione diretta di desideri elementari ed impulsi corporei e si trova nelle fantasticherie e nei sogni. Il processo secondario emerge sotto l'influsso di quello che poi Freud ha chiamato Io: ordinato, razionale, logico e capace di rinviare o sopprimere i desideri sessuali o aggressivi del momento, nell'interesse di una gratificazione differita, appunto mediante un progetto socialmente adattivo. Questa concezione considerava il processo primario una forma di pensiero più infantile e immatura, destinata ad essere soppiantata dal processo secondario. Secondo Freud dunque quasi tutti possiamo regolarmente regredire al tipo di pensiero primario, ma nell'insieme il pensiero adulto è caratterizzato dal processo secondario. Solo nelle eccezioni di artisti e scrittori si possono osservare applicazioni socialmente adeguate del processo primario.

Secondo Piaget, invece, l'attività ludica assolve ad una funzione di padronanza funzionale, infatti è raro che ne descriva la funzione affettiva. L'autore tendeva a sottovalutare l'importanza del gioco come fonte dell'immaginazione matura dell'adulto e come fondamento di un versante ludico del pensiero , vedendo nel gioco di fantasia una pura e semplice assimilazione del mondo all'Io. Riteneva inoltre che i giochi simbolici declinino dopo i quattro anni e soprattutto più il bambino si adatta al mondo naturale e sociale, tanto meno utilizza distorsioni e trasposizioni simboliche.

Vygotskij invece, trattando il tema dell'immaginario, afferma che nel comportamento umano sono presenti due attività, una riproduttrice e l'altra creativa. La prima è legata essenzialmente alla nostra memoria, in quanto ci permette di riprodurre o ripetere modelli di comportamento già create ed elaborate, o nel far rivivere emozioni già vissute. Dall'altra parte c'è l'attività creatrice, attraverso la quale, non riproduciamo semplicemente impressioni o azioni già provate nell'esperienza, ma creiamo immagini o azioni nuove.
Secondo l'autore l'attività creativa è collegata alla realtà attraverso quattro diversi tipi di legame. Nel primo caso il rapporto è costituito dal fatto che ogni creazione dell'immaginazione è costituita da elementi estrapolati dalla realtà o già presenti nell'esperienza passata dell'individuo. L'immaginazione, dunque, costruisce sempre con materiali forniti dalla realtà, e anche la più fantastica delle fantasie sarà costituita da impressioni del mondo reale. Proprio per questa peculiarità della fantasia si può affermare che c'è una diretta dipendenza con la ricchezza e la varietà delle precedenti esperienze vissute dall'individuo, e pertanto più ricche saranno queste ultime, maggiore sarà il materiale di cui l'immaginazione potrà disporre. Ecco perché a livello pedagogico è auspicabile allargare quanto più possibile l'esperienza del bambino, per formare delle basi abbastanza solide per la sua attività creatrice. Tanto più il bambino avrà visto, sentito e sperimentato, quanto più avrà conosciuto e appreso, tanto più significativa e produttiva sarà la sua attività immaginativa.

La seconda forma di legame tra fantasia e realtà è fra il prodotto già pronto della fantasia e un qualunque fenomeno della realtà. Per spiegare questo Vygotskij dice:
"Quando, sulla base degli studi di altri o di memorie, io mi compongo un quadro della rivoluzione francese, e del deserto africano, in entrambi i casi un simile quadro appare il risultato dell'attività creativa dell'immaginazione. Esso non riproduce cose da me percepite in una precedente esperienza, ma crea da tale esperienza delle combinazioni nuove. E' una forma di legame, questa, che viene resa possibile soltanto dall'esperienza altrui, dall'esperienza sociale. Se nessuno avesse mai visto e descritto il deserto africano o la rivoluzione francese, non sarebbe stato possibile a noi farne una rappresentazione adeguata". Questa caratteristica dell'immaginazione ha una grande importanza in quanto permette all'uomo di immaginare ciò che non ha mai visto, ciò che nella sua immediata esperienza non c'è mai stato e pertanto diventa una condizione assolutamente indispensabile per l'uomo: pensiamo a quando si leggono delle notizie sul giornale di cui non si è stati testimoni diretti, o quando i bambini imparano la storia o la geografia. Quindi mentre nel primo tipo di legame era l'immaginazione che si appoggiava alla realtà, nel secondo è l'esperienza che si appoggia all'immaginazione.

Il terzo tipo di legame è quello emozionale, nel quale si distinguono due aspetti. Il primo è costituito dal fatto che ogni sentimento ed ogni emozione tende a prendere forma in determinate immagini, vicine allo stato d'animo che si attraversa in quel momento. Infatti gli psicologi hanno rilevato come ogni sentimento ha non solo un'espressione esteriore, corporea, ma anche una interiore, che si manifesta nella selezione di pensieri, immagini e impressioni. Accade allora che la paura si esprime non soltanto attraverso il pallore, il tremore e l'alterazione del respiro ma è manifestata anche dal fatto che tutte le impressioni e i pensieri che vengono alla mente dell'individuo sono caratterizzati dal sentimento che sta vivendo in quel momento. Se pertanto in questa relazione è il sentimento che influisce sull'immaginazione, nel secondo caso accade il contrario, ed è l'immaginazione che influisce sul sentimento. Ciò vuol dire che ogni costruzione della fantasia influisce sui nostri sentimenti, e sebbene non si tratti di una creazione che corrisponde alla realtà, il sentimento viene comunque realmente vissuto. L'autore, per far comprendere quanto appena detto, utilizza un semplice esempio: "…entrando, al crepuscolo, in una stanza, un bambino scambia un abito appeso per un estraneo o per un malfattore introdottosi in casa. L'immagine del malfattore, creata dalla fantasia, è certamente irreale, ma la paura da lui provata è un'esperienza del tutto reale".
L'ultima forma di legame è costituita dal fatto che una costruzione della fantasia può costituire realmente qualcosa di nuovo, eppure, una volta realizzata all'esterno, una volta concretizzata, divenuta una cosa fra le altre, incomincia realmente ad esistere nel mondo, e ad agire sulle altre cose.

Una visione più moderna del pensiero umano evita di ridurre l'idea di regressione a processi infantili, suggerendo piuttosto che il pensiero agisce in almeno due forme generali, entrambi adattivi per certi insiemi di richieste fisiche e sociali. Jerome Bruner le ha chiamate modalità "paradigmatica" e modalità "narrativa" del pensiero: l'una volta a ordinare l'esperienza, l'altra a costruire la realtà. La modalità paradigmatica, logica e sequenziale, è formulata di solito in termini verbali, sia nei nostri pensieri privati che nella comunicazione, mentre nella sua forma più perfezionata si esprime in termini matematici. Questo tipo di pensiero ricerca la verità ed è, come tutte le ipotesi scientifiche, in ultima istanza falsificabile. La modalità narrativa, invece, pur essendo sequenziale quando viene comunicata agli altri in una serie di enunciati, può essere descritta sotto forma di raffiche di immagini, nella maggior parte dei casi visive e uditive, ma a volte anche olfattive, gustative, tattili o cinestetiche. Si esprime come un racconto e può emergere anche sottoforma di ricordo episodico, oppure esprimersi nelle fantasie e nei sogni ad occhi aperti. Infatti secondo l'autore l' oggetto della narrazione non è la verità ma la verosimiglianza.


Articolo tratto dall'interessante tesi di Alessia Ciuffardelli, Il significato e le funzioni della fiaba nello sviluppo del bambino, dove viene analizzato molto dettagliatamente il ruolo pedagogico della fiaba nella crescita del bambino.
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