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Cosa ti fa pensare la parola immigrato?
Concludiamo il nostro percorso sull'immigrazione e la sua rappresentazione sociale iniziato nel mese di gennaio, presentando il lavoro di Francesca Nuvola ''Quando l'altro è uno straniero. Stereotipi e pregiudizi nella cultura giovanile''

[30/01/2008]

L’analisi della prima domanda del questionario: «Cosa ti fa pensare la parola immigrato?» posta agli intervistati mira a sondare la percezione degli stranieri nei soggetti intervistati.
Per facilitare l’analisi, andremo a ricercare delle categorie per interpretare i dati disponibili. Le categorie che utilizzeremo sono: PERCEZIONE NEUTRA-PERCEZIONE NEGATIVA.

Risposte neutre 44
Risposte negative 18
Totale 62


È importante notare che nella maggior parte dei casi i soggetti intervistati rispondono in maniera positiva o neutra. Dall’analisi delle risposte avremo un’immagine dell’immigrato non marcata, ad esempio le risposte vertono su una rappresentazione dell’immigrato collegata al concetto dello spostamento fisico da un posto ad un altro.

Di seguito riporteremo le risposte neutre che ci sono sembrate maggiormente significative:

C1: Immigrato è colui che lascia il suo paese di origine per trasferirsi in un altro per vari motivi.

B1: Associo la parola immigrato ad un individuo di cittadinanza diversa dalla mia che immigra nel mio paese

Altri intervistati ricollegano il termine immigrato a concetti come, ad esempio la povertà, la guerra, la necessità.

B2: La parola immigrato mi fa pensare ad una persona costretta per motivi economici, per necessità, per una migliore aspettativa per il futuro, a trasferirsi in un altro paese, ma non per questo va discriminata.

B8: Mi fa pensare a una persona che se ne è andata dal suo paese perché c’era la guerra o perché comunque non ci poteva vivere, in cerca di un posto migliore.

Per problemi economici:

A2: Ad una persona che ha lasciato il suo paese di origine per trasferirsi in un paese a lui straniero il più delle volte per problemi economici.

A5: Mi fa pensare ad una persona che dal proprio paese, o per necessità o per semplice volontà, si trasferisce in un altro e dagli abitanti di quest’ultimo è chiamato così.

Dunque, avremo un’immagine perlopiù collegata al concetto di necessità, di povertà. Gli intervistati sono portati a non giudicare, ma a rispondere con dei dati di fatto. È importante ribadire l’influenza che i mass-media, come ad esempio l’informazione, che nella maggior parte dei casi veicoli la rappresentazione di chi emigra con l’ immagine della necessità e del bisogno, come rileva il rapporto Censis del 2002 sui mezzi di comunicazione e l’immigrazione in Italia.

Altri intervistati ricollegano il termine immigrato al concetto di diversità. Nella maggior parte dei casi, gli intervistati sottolineano la diversità culturale, religiosa, linguistica, ma anche il colore della pelle e gli usi ed i costumi, le tradizioni e le abitudini.
Un’immagine dunque diversa rispetto a chi collega il termine immigrato alla necessità.

A3: Mi fa pensare ad una persona straniera che ha delle ideologie culturali diverse del paese in cui si reca.

C20: Mi fa pensare ad una persona diversa nella cultura, nello stile di vita, magari nel colore della pelle, ma uguale a qualsiasi dei diritti.

In generale, quasi tutti gli intervistati hanno risposto in maniera neutrale, comunque non esprimono giudizi di nessun genere. Vi sono comunque risposte in senso negativo, da non sottovalutare rispetto all’analisi che andremo a fare.
Lo stereotipo più comune collegato generalmente al termine immigrato è lo stereotipo del delinquente che ritroviamo in alcune risposte.

A8: Immigrato è colui che emigra dal proprio paese per introdursi in un altro, alla ricerca di condizioni di vita migliori, anche se alcuni di loro non si spostano per questo motivo!!

Da notare i ripetuti punti esclamativi che sottolineano il disappunto e la disapprovazione. Sotto riportiamo una risposta che associa al termine immigrato un’immagine negativa se collegata al termine clandestino, frutto dell’influenza, come è stato già detto, che i mass media e l’informazione veicolano giornalmente sulla tematica dell’immigrazione.

A16: Tuttavia se associata alla parola clandestino, mi fa spesso venire in mente qualcosa di negativo.

L’intervistati A22 e A23, sottolineano l’inevitabilità che il termine immigrato sia usato in maniera dispregiativa e l’associazione del termine immigrato a delinquente, che difatti è uno stereotipo comune e molto utilizzato.

A22: Anche se tra essi ci sono sicuramente molte persone oneste, è un fatto che molte altre non lo sono, e creano danni alla società ed è inevitabile usare il termine in senso dispregiativo oggigiorno.

A23: Ad una persona venuta da un altro paese per trovare lavoro o per migliorare le sue condizioni di vita. Altre volte sono dei delinquenti, che vanno aiutati per farli inserire nella nostra società.

La seguente risposta sottolinea la presunta pericolosità di certi soggetti:

C26: Ad una persona che va in altri paesi per migliorare le sue condizioni di vita ed è comunque poco accettato dalla società poiché ritenuto anche pericoloso.

La risposta che riportiamo di seguito è emblematica di quanto sia complesso l’argomento trattato. Infatti l’intervistato C13 razionalizza il percorso che porta al pregiudizio, ma ammette di cercare di non giudicare per non fare di tutta l’erba un fascio, di essere «aperta». Da notare che le virgolette sono state aggiunte dall’intervistato.

C13: La parola immigrato mi fa pensare ad una persona che si trasferisce in un paese diverso da quello in cui è nato ed ha vissuto. In un primo momento mi fa pensare ad un qualcosa di negativo e mi porta a pregiudizi, ma cerco di essere «aperta» e di non giudicare facendo di tutta l’erba un fascio.

Per il nostro lavoro è importante sottolineare come la maggior parte delle risposte che gli intervistati ci ha fornito siano neutrali, ma un dato da non sottovalutare è che una buona parte delle risposte rispecchiano una percezione negativa dello straniero. Avremo la presenza di stereotipi negativi che comunemente si ricollegano al termine immigrato, come ad esempio il termine «delinquente» o «criminale», comunque ricollegato spesso a concetti come ad esempio il disordine sociale.

"Quando l'altro è uno straniero. Stereotipi e pregiudizi nella cultura giovanile"

Tesi di Francesca Nuvola. L'articolo pubblicato è contenuto nel terzo capitolo.

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