Gli effetti di framing

Breve analisi del contributo di Dietram A. Scheufele sulle conseguenze del framing

I “frames” nelle scienze sociali, secondo la definizione di Graber, sono schemi cognitivi (o scorciatoie cognitive, euristiche) che consistono nella strutturazione organizzata di conoscenze riguardo situazioni e individui, desunti da precedenti esperienze ed usati per elaborare nuove informazioni e richiamare quelle memorizzate.
In altre parole, i frames servono a valutare le informazioni e a colmare i vuoti quando queste mancano o sono ambigue.
In quanto tale, i frames forniscono, dunque, una guida interpretativa alla scelta, alla rilevanza e alla cognizione delle informazioni, sono socialmente costruiti e, spesso, largamente condivisi

Il primo a esprimere l'idea che l'organizzazione delle informazioni o di aspetti frammentari della realtà avvenissero attraverso i frames fu E. Goffman. Nel contesto dei media ciò significa che le notizie presentate attraverso i mezzi di comunicazione sono sempre trasmesse attraverso determinati frames. Ad esempio, nel contesto giornalistico un evento può essere legato ad altri eventi simili sulla base di determinati valori-notizia similari.
In altre parole, attraverso il framing si attribuisce significato alle notizie, al fine di dare uno schema unitario altrimenti inesistente. In questo senso, esso implica, dunque, selezione e salienza: ciò significa che i frames individuano dei problemi, ne diagnosticano le cause e forniscono dei giudizi morali, oltre a suggerire rimedi.

Lo studio di Dietram A. Scheufele, “Framing as a Theory of Media Effects”, si è concentrato sugli effetti dei frames nella fruizione dei media proponendo un modello processuale nel quale gli effetti sono considerati il risultato dell'interazione di tre attori: le fonti interessate e le organizzazioni dei media, i giornalisti e i pubblici.

Secondo lo studioso, nell'uso dei mezzi di comunicazione, specie quelli tradizionali, ci si trova di fronte a due tipi di frames: il frame dei media (media frames) e i frames degli individui che compongono gli spettatori.
Entrambi possono essere indipendenti (la causa) o dipendenti (effetto) dell'altro. I processi di framing (ossia di interazione dei frames) che coinvolgono i tre attori, constano secondo Scheufele di quattro passaggi.

Per primo, la costruzione e l'uso dei media frames da parte dei giornalisti e degli altri professionisti che lavorano alla produzione delle notizie sotto la pressione della routine lavorativa, della concorrenza, degli editori e degli sponsor. Il frames attraverso il quale è presentata una notizia consta dunque dell'interpretazione del giornalista, ma anche delle risorse e dei vincoli alle quali l'organizzazione dell'informazione attraverso i media è costretta.
I giornalisti, quindi, nel loro lavoro costantemente a contatto con le fonti e gli editori, applicano i valori notizia ai resoconti degli eventi, li collegano con altri, usano determinate parole e immagini e così facendo attribuiscono dei significati alle informazioni.

Le notizie così incorniciate vengono trasmesse al pubblico e la loro ricezione da parte dei membri del pubblico dipenderà dai loro frames personali. In questo passaggio vi è dunque un'interazione fra i frames attraverso i quali sono state presentate le notizie e i frames degli spettatori: a seconda della coincidenza o della divergenza si produrranno diversi atteggiamenti, comportamenti e opinioni.

Sul lungo termine si produce così una relazione tra i due frames dove la percezione e il feedback del pubblico può rafforzare le tendenze originarie del frames con il quale è incorniciata una notizia (e in questo modo portare alla continua trasmissione degli stessi contenuti), oppure modificarla e influenzare un nuovo tipo di cornice interpretativa.

Condividi questa pagina