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La comunicazione non violenta di Danilo Dolci
[17/03/2009]

"Se ognuno al mondo sapesse distinguere il trasmettere dal comunicare, il mondo sarebbe diverso…Occorre il coraggio, non solo intellettuale, di chiamare comunicazione soltanto il sistema in cui ogni partecipante coinforma e corrisponde"1

Danilo Dolci riuscì a costruire una rete di collaboratori, intellettuali e non, che si interrogarono in profondità sul senso del comunicare e sulle sue implicazioni sociali, politiche e umane. Nel 1988 lancia un'iniziativa per la costituzione di un Manifesto sulla comunicazione. È consapevole dei pericoli connessi alla cosiddetta "comunicazione di massa", ossia del dilagare della televisione e degli altri mass-media che non generano più un vero contesto comunicativo, ma soltanto trasmissivo, unidirezionale.
E' molto preoccupato dall'unilateralità del nuovo modo di comunicare, che influenza i destini relazionali, impedendo un rapporto diretto e immediato; ma più che altro ne faceva una questione di potere: chi controlla la comunicazione globale acquista un potere enorme, che va messo in discussione e controllato. Al manifesto sulla comunicazione prendono parte i suoi amici di tutto il mondo, grandi personaggi della cultura internazionale tra i quali Galtung, Chomski, Freire, scienziati come Rubbia, Levi Montalcini, Cavalli Sforza, protagonisti della cultura della solidarietà come don Ciotti e monsignor Bello in Italia e Ernesto Cardenal in Sudamerica.

Tra le tante adesioni al Manifesto riportiamo quella di don Ciotti:
"Siamo immersi in una finta comunicazione a senso unico, incapace di suscitare partecipazione creativa o intelligente reazione critica senza le quali c'è solo un adattamento passivo alle proposte del sistema, è la predisposizione per l'instaurarsi di altre dipendenze"2

Dal manifesto emerge quanto Dolci e i suoi collaboratori intendono per comunicazione: la possibilità aperta a tutti di parlare, anche a coloro che solitamente non hanno possibilità di esprimersi, di farsi ascoltare e di ottenere una risposta. Per Dolci "comunicare non è soltanto informare, scambio, codificazione e decodificazione, quanto la condizione della – pur culturale e pur imprevedibile – fecondità" (Dolci, 1988, p. 206-297). La comunicazione quindi non come trasmissione, unidirezionale, ma un processo bi-direzionale, in cui non c'è un emittente attivo e uno passivo, un alto e un basso.
Nella Bozza del manifesto Dolci denuncia i danni derivanti in ogni ambito da rapporti unidirezionali, trasmissivi, violenti, e propone l'alternativa della comunicazione, della maieutica reciproca, della nonviolenza. Si sottolinea con forza la distinzione tra dominio e potere, in quanto il dominio genera una società violenta:
"Come sostantivo, potere indica potenzialità, forza, virtù, facoltà di operare, attitudine ad influenzare situazioni, quanto è consentito dalla volontà e dalla disponibilità del soggetto. Imparare ad esprimere il potere personale è per ognuno un bisogno, pratico ed intimo, a diversi livelli, connesso all'esigenza di essere creativo" (Dolci, 1997).

Il potere personale quando pretende di sottomettere l'altro diviene dominio, è come una "malattia del potere", che poi si esplicita nella possibilità di trasmettere unidirezionalmente, non riconoscendo alla maggioranza il diritto di realizzare il proprio desiderio di comunicare.
Nel campo educativo questo dominio si manifesta per Dolci, nel trasmettere una verità già pronta, una verità cui i ragazzi devono adeguarsi e ripetere, l'apprendimento è trasformato in ripetizione di quanto hanno pensato altri, non viene promossa un'educazione come sviluppo, come promozione del potere di pensare.
In La comunicazione di massa non esiste Dolci afferma che una delle falsità più diffuse e sconvolgenti nelle più diverse lingue è chiamare comunicazioni le trasmissioni. Il trasmettere può essere violento o nonviolento, mentre il comunicare è essenzialmente sincero e nonviolento, anche quando conflittuale: "Il trasmettere è uno spedire che sovente ignora chi riceverà. Il comunicare presuppone partecipazione personalizzata, attiva nell'esprimere e al contempo nell'ascoltare, nel ricevere" (Dolci, 1987, pp. 22-23).

Il comunicare per Dolci è connesso alla creatività e alla crescita della persona, il vero comunicare potenzia l'intimo segreto di ognuno, si esercita il proprio sano potere e non dominio, e questo è una necessità per ognuno. Ad una comunicazione creativa e attenta alla crescita della persona, si oppone una tendenza insita nel mondo attuale che usa strumenti unidirezionali (una scuola trasmissiva, la televisione, la propaganda/pubblicità) in cui pochi guidano le sorti della maggioranza rendendole passive, succubi.
Ad una cultura del dominio corrisponde facilmente una visione dei rapporti unidirezionali. Se non cresce la creatività di ognuno, individuo e gruppo, tende a imporsi chi ha più potere. Anche una radio può accontentarsi di rimanere unidirezionale fossile o ricercare di sperimentare una radio maieutica, fu Dolci ad attivare nel 1970 in Sicilia Radio Libera Partinico, per denunciare i ritardi dello stato nel portare soccorso alle popolazioni terremotate del Belice, fu una delle prime esperienze significative di radio libere in Italia.

Oggi saper distinguere trasmettere da comunicare è operazione essenziale alla crescita democratica del mondo, alla creatività di ognuno, che se valorizzata comunitariamente acquista un enorme potere, ora non utilizzato. Mentre il trasmettere rende passivi, non autonomi, non fa crescere le potenzialità e la creatività presente in ogni persona, la comunicazione autentica lo fa.
Dolci sottolinea nel suo manifesto come molti strumenti di dominio sfuggano al controllo democratico, alla coscienza popolare. La maggior parte della formazione mondiale è concentrata, filtrata da pochi gruppi dominanti. Solo la comunicazione permette di scoprire come ognuno possa crescere creatura unica e diversa. Ciò che uccide è la paura di essere creativi, il non poter comunicare, quindi se la trasmissione è dominio, la comunicazione è potere. Il non poter esprimersi, comunicare, il non usare il proprio potere ammala, uccide. Dolci riporta le parole di un medico:
"in una popolazione che non decide niente, non abituata a poter scegliere, abituata a lasciar scegliere dagli altri, muore con la speranza la salute. Sono senza speranza, disperati, perché non sono partecipi".


Note
1 Dolci Danilo, Bozza di manifesto "Dal trasmettere al comunicare", Sonda, Torino, 1988.
2 Dolci Danilo (a cura di), Comunicare, legge della vita, La nuova Italia, Firenze, 1997.


Francesco Zecca
Articolo tratto dalla tesi La comunicazione nonviolenta strumento di trasformazione sociale
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