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Le variabili strutturali di Parsons
[16/10/2008]

Da Pareto, attraverso il suo maggiore discepolo e interprete americano L. J. Handerson, Parsons ha derivato l'essenzialità della nozione di sistema per la scienza: uno studio veramente "scientifico" dell'azione sociale postula che essa sia organizzata in sistema.
Il sistema d'azione richiede tre condizioni: struttura (modalità organizzative del sistema); funzione (il complesso di requisiti che, rispondendo ai bisogni elementari del sistema, ne permettono l'esistenza e la conservazione); processi (per sua natura un sistema d'azione implica una serie di attività, cambiamenti, evoluzioni che non possono prodursi per caso, ma debbono obbedire a modalità e regole precise).

Circa la struttura del sistema dell'azione si può dire che due elementi giocano un ruolo fondamentale: i "modelli culturali" e le "variabili strutturali". Ai primi appartengono regole, norme e modelli che strutturano l'azione, ossia la forniscono di un quadro che ne assicura la coerenza e garantisce complessivamente la coesione e l'ordine sociale. Normalmente nell'opera di Freud le regole di comportamento, risiedono nel Super-Io, il complesso delle sanzioni e delle figure significative che struttura la coscienza morale della personalità; Durkheim assimilava invece regole e modelli ai concetti di rappresentazioni collettive e coscienza collettiva, suscettibili di trasformare l'azione individuale in "fatto sociale".
Parsons si propone di dimostrare che queste due prospettive, lungi dall'essere contradditorie, sono in realtà complementari e si richiamano a vicenda; per l'autore, infatti i modelli esteriori che sono interiorizzati nella persona per divenire il Super-Io sono essi stessi istituzionalizzati nella misura in cui vengono condivisi da una pluralità di persone. E viceversa, i modelli sono istituzionalizzati perché una pluralità di persone li ha interiorizzati. La coscienza morale di Freud raggiunge così la coscienza collettiva di Durkheim; il Super-Io è il rovescio individualizzato delle rappresentazioni collettive che pesano sulla società.

Secondo Poggi, dallo studio di Freud l'autore avrebbe derivato soprattutto "la concezione di una personalità perennemente impegnata ad ottenere gratifications, e che non si lascia mai completamente disciplinare socialmente, che manifesta continue tendenze centrifughe nei confronti del contesto sociale in cui agisce".
Quanto a Freud, è negli anni successivi alla stesura della Struttura che egli comincia ad occuparsene, e lo fa nel suo stile, cioè con metodo e rigore scientifico, con la consueta profondità di analisi. Legge dunque a fondo Freud e si impegna anche in un'analisi didattica dell'opera: ne nasceranno una serie di lunghi articoli su personalità, apprendimento, socializzazione, educazione ecc. poi raccolti in "Family, Socialization and Interaction Process" ed in "Social Structure and Personality".
La conoscenza della disciplina psicoanalitica divenne ad un certo punto così piena che l'autore riuscì - sebbene non fosse medico - a farsi ammettere quale candidato eccezionale all'Istituto di Psicoanalisi di Boston.

La conciliazione di Freud con Durkheim è nel fatto che Parsons concepisce l'ordine, la coesione del sistema sociale in termini di interiorizzazione di patterns culturali (norme e valori trasmessi dal sistema culturale "sociale" ma inseriti nel cuore stesso del soggetto).
Il passaggio dal livello dell'azione a quello più ampio della società, imponeva a Parsons la concettualizzazione della categoria di sistema; ora, l'invenzione di tale categoria, cooptando ogni singola azione in un più generale sistema, non poteva non ridurne la componente volontaristica. La teorizzazione delle pattern variables costituisce proprio il tentativo di temperare il logoramento della componente volontaristica dell'azione insinuato dall'inserimento nel corpus teoretico del concetto di sistema. Che questa operazione comporti un effettivo e completo recupero alla teoria dell'azione della dimensione volontaristica e soggettiva è cosa alquanto dubbia e, come tale, messa in dubbio da cospicui settori della letteratura sociologica.
Queste pattern variables – ispirate alla distinzione tonnesiana tra Gemeinschaft e Gesellschaft, e apparse per la prima volta nel saggio scritto insieme con Shils "Values, Motives and System of Action" – assunsero nel tempo formulazioni leggermente diverse, tuttavia attengono sempre alla scelta che il soggetto compie tra coppie di comportamento possibili nel porre in essere un atto sociale.

Le coppie dicotomiche stabilite in quell'opera erano cinque ed in alcune formulazioni giunsero anche a sei:
- universalismo/particolarismo: l'attore deve sciegliere se giudicare un oggetto fisico o sociale in base a criteri generali o in base al proprio particolare punto di vista;
- prestazione/qualità: il giudizio si sposta su ciò che l'oggetto "compie", sulle sue funzioni, oppure su ciò che l'oggetto "è", sulla sua natura;
- affettività/neutralità affettiva: la scelta è tra giustificazione immediata e la rinuncia ad essa in vie ruoli specificista di gratificazioni "esterne" e di più lungo periodo;
- specificità/diffusione: l'attore sceglie tra rapporti con gli altri attori giocati solo su aspetti e ruoli specifici (medico-paziente, venditore-cliente, ecc.) e rapporti globali giocati su legami molteplici che investono l'attore in quanto persona umana totale.

In "An Analogical approach to the theory of social stratification", Parsons realizza una prima analisi del fenomeno della stratificazione sociale, di centrale importanza per la Sociologia. Il concetto di stratificazione va considerato come una delle componenti strutturali "of a generalized social system", cioè di quello schema concettuale che consente alla teoria sociale di descrivere e analizzare "an indefinite number of concretely differing empirical system".

Articolo tratto dalla tesi di Mauro Zentile, Influenza, persuasione e manipolazione di massa: i casi nella pubblicità.
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